Post Libero



Urzulei, località Fennau, Tombe di Giganti S'Arena

L'attività Tholos è stata sempre pubblicata in un blog di Libero. Da oggi per motivi pratici verrà aggiornata anche in questo blogspot.

25 settembre 2019
La Tholos riprende l'attività dopo la pausa estiva.
Il presidente parla della possibilità di spostare la sede per gli incontri dei soci e propone tre possibili soluzioni.
Segue l'illustrazione di tre itinerari per un'uscita di due giorni in Sardegna il 18 e 19 ottobre. I soci mostrano interesse per la zona dell'Ogliastra che unisce bellezze naturalistiche e zone di interesse storico e archeologico.
Ricorda l'appuntamento con la storia del popolamento di Alghero organizzato dall'Associazione Vetera et Nova. L'incontro con Antonio Budruni si terrà venerdì 27 settembre nella sala Mosaico del Museo Archeologico alle ore 18 e l'ultimo incontro si terrà il 4 ottobre 2019.
La prossima riunione Tholos è prevista per mercoledì 2 ottobre 2019.

Riunione dell'11 dicembre 2019

Post n°177 pubblicato il 12 Dicembre 2019 da tholos1994
Foto di tholos1994

E' stata l'ultima riunione del 2019. Il presidente ha informato i soci dell'imminente arrivo della ricerca sugli ospedali realizzata dal gruppo di studio e ricerca Tholos. La pubblicazione verrà consegnata agli iscritti nei prossimi giorni per chi volesse averla prima di Natale.

Sabato 14 dicembre alle ore 18 nella sala Mosaico del Museo Archeologico di Alghero si terrà una conferenza sui nuovi scavi del nuraghe Palmavera che hanno rivelato l'esistenza di una quarta torre. 

Il presidente è stato informato del lavoro di pulizia che in questo periodo si sta effettuando in alcuni ipogei della necropoli di Cuguttu. C'è stata la proposta di organizzare un incontro con un archeologo per parlare del sito, pressoché sconosciuto ai più, e di programmare una pubblicazione sulla necropoli per portarla alla conoscenza dei tanti che continuano ad usarla per il gettito. Forse, conoscendone la storia, si può cambiare il suo uso da luogo di rifiuti a sito di conoscenza e studio della nostra storia.

I soci hanno infine festeggiato la conclusione delle attività 2019 con un abbondante buffet a base di panettone e spumante.

Auguriamo a tutti un 2020 ricco di attività per scoprire angoli ancora da esplorare del nostro territorio e per conoscere antiche storie da riportare in vita.

Il prossimo incontro si terrà l'8 gennaio 2020.


Riunione del 20 Novembre 2019

Post n°175 pubblicato il 21 Novembre 2019 da tholos1994
Foto di tholos1994

Nel corso della riunione si è parlato dello pseudocondaghe di S. Gavino e si è data lettura della prima parte. Si è avuto così un primo approccio con il periodo giudicale della Sardegna. 

C'è stata la comunicazione di una conferenza sulla fauna dell'Isola nei primi periodi del suo popolamento che si terrà sabato 30 novembre nella Sala Mosaico del Museo della Città in via Carlo Alberto.

Prossimo incontro con i soci mercoledì 4 dicembre 2019. 

 

 

16 DICEMBRE 2018
Nel corso della riunione i soci hanno potuto ascoltare i ricordi dei custodi dell'ex Carceretto di Alghero. E' stato estremamente interessante sentire da loro come funzionava la struttura, chiusa nel 2000. Uno di loro, Carmelo Pais, ha raccontato in maniera precisa e dettagliata alcuni particolari del carcere quando ancora si trovava in piazza san Michele, nei locali che attualmente ospitano il museo archeologico. L'associazione cercherà di approfondire ulteriormente l'argomento nei primi mesi del 2019.

I soci sono stati informati della presentazione del libro "Maura, l'indovina di Orotelli" di Alessandra Derriu che si terrà il 21 dicembre alle ore 17,30 nella sala conferenze del Qualté.

C'è stata inoltre la proposta della visita da effettuare  in una giornata a Tinnura e di due giorni per visitare il territorio di Teti nei primi mesi del 2019.

La prossima riunione è fissata per mercoledì 17 dicembre alle ore 18, per i tradizionali auguri di Natale e fine anno. 


Mercoledì 5 ottobre 2018

Foto di tholos1994

Sabato 13 ottobre alle ore 18 nella Sala Mosaico dle Museo Archeologico ci sarà una conferenza dell'archeologa Lily Spanedda sulle pitture rupestri del periodo neolitico in Sardegna.

Per sabato 20 ottobre è stato programmata una visita a Perfugas e Bulzi.

Alcuni soci stanno portando avanti una ricerca sull'ex carceretto di Alghero situato nel palazzetto che attualmente ospita il museo archeologico.

Un post  sull'argomento si trova nel blog Alghero Sardegna.

Nell'immagine: Cannone che punta un veliero


20 settembre 2018

Al momento l'associazione è impegnata in un servizio di assistenza presso la mostra "I Nuragici" del Qualté fino a tutto settembre. La mostra rimarrà aperta fino al 28 aprile 2019.

Il socio archeologo Alberto Gavini ha proposto una serie di incontri da ottobre a maggio su argomenti di storia romana relativi a Roma, alla Sardegna e alla Tunisia. 

C'è stata la proposta di attivare delle ricerche su vari aspetti della città per approfondire le conoscenze del suo passato ricostruibili attraverso ricordi e documenti.

Si pensa di programmare a breve una visita a Perfugas.

Inoltre c'è stata la proposta di una conferenza dell'archeologa Liliana Spaneddaa sulle domus de janas da oganizzare nel mese di ottobre.

Prossimo appuntamento con i soci mercoledì 3 ottobre 2018.

Nella foto: il castello di Burgos, dimora di Adelasia di Torres


Riunione del 7 febbraio 2018

Post n°152 pubblicato il 08 Febbraio 2018 da tholos1994
Foto di tholos1994

Si sono svolte le votazioni per il rinnovo del direttivo. I nuovi consiglieri sono Mariella Armani, Sergio Costantino, Sandro Fiamma, Alba Rosa Piria, Franco Sanna, Giovanna Tilocca.

Revisori dei conti: Maddalena Frulio e Ilde Piras.

Nei prossimi giorni si provvederà ad assegnare agli eletti le cariche previste dallo statuto.

Sono state presentate due proposte di viaggio per il periodo maggio-giugno. Un itinerario prevede Puglia, Basilicata e Campania mentre un altro comprende Umbria e testimonianze etrusche.

I soci sono stati invitati sabato 10 febbraio alle ore 17,30 presso il Teatro Civico  alla presentazione dell'opera "El Canonge Antoni Miquel Urgias i la societat algueresa entre el 700 e el 800" di don Antonio Nughes, con la partecipazione di Antonello Mattone e Alessandra Derriu.

La prossima riunione si terrà il 21 febbraio alle ore 18.


Riunione del 2 novembre 2016

Post n°131 pubblicato il 04 Novembre 2016 da tholos1994
Foto di tholos1994

C'è stato l'incontro con l'assessore alla cultura del comune di Alghero Gabriella Esposito per parlare del Museo Archeologico.

Nel corso dell'incontro è emerso che l'iter per l'apertura del Museo è durato dieci anni per numerose cause: ci sono state  infiltrazioni di acqua dal tetto; a causa del passaggio dei Musei sotto la direzione della Fondazione Meta è stato necessario rinnovare la documentazione; attualmente i locali non sono a norma per la prevenzione degli incendi.

Al momento l'interno è sistemato, il tetto è stato riparato, la sovrintendenza ha messo a disposizione i reperti che sono stati collocati nelle vetrine. Ora occorre tinteggiare le parti di legno con pittura ignifuga per ottenere la certificazione prevenzione incendi.

L'obiettivo è aprire a fine anno ma ancora mancano numerosi passaggi burocratici e organizzativi.

Sembra inoltre che grandi progetti prevedano per il futuro una riorganizzazione della fruibilità dei siti e dei musei:
Si sta pensando ad un biglietto elettronico personalizzato per visitare più siti e musei, e inoltre si faranno riscontri in tempo reale del numero dei visitatori per ottimizzare interventi a sostegno dei luoghi meno visitati.
Un'altra proposta riguarda i locali che si trovano tra il Museo e il Qualtè che possono essere utilizzati come deposito dei reperti per consentire anche una rotazione degli allestimenti.
Per sant'Imbenia si sta cercando una soluzione per ottenere la disponibilità dei terreni del sito.
Per quanto riguarda Palmavera si provvederà ad allestire un parcheggio per auto e pullman in quanto attualmente la visita al nuraghe è penalizzata dal fatto che i visitatori devono lasciare l'auto in un piccolo spazio non del tutto sicuro e quasi impraticabile per i pullman.
I terreni adiacenti il villaggio nuragico sono già stati acquisiti dal comune che inoltre doterà l'area di punti ristoro per i visitatori. 

Da parte dei soci vi è stata la proposta di utilizzare le attuali tecnologie per rendere visibili gli scavi del cimitero medievale del Qualté con serigrafie a pavimento oppure con proiezioni di fotografie della zona scavata.

La prossima riunione slitterà a mercoledì 23 novembre alle ore 18,00 e ci sarà un incontro con Tonino Budruni che parlerà della storia di Alghero.

Il gruppo di ricerca si riunirà mercoledì 8 novembre alle ore 17.

 


21 gennaio 2016

La riunione è stata dedicata al rinnovo del direttivo. Dopo le votazioni il nuovo direttivo si è riunito per assegnare le cariche.

Il nuovo direttivo eletto dai soci per il prossimo biennio è il seguente:

Presidente Franco Sanna

Vice presidente Alberto Gavini

Segretario Sandro Fiamma

Tesoriere Lina Premoli

Consiglieri Giovanna Altamura, Roberto Coghene e Giovanna Tilocca

Revisori dei conti Mariella Armani e Annalisa Profili.

La prossima riunione dei soci è fissata per mercoledì 3 febbraio alle ore 18. Verranno rinnovate le tessere e saranno iscritti i nuovi soci.

Il gruppo di ricerca si riunirà mercoledì 27 gennaio e mercoledì 3 febbraio alle ore 17.


Attività Tholos 2010 - 2014

Post n°81 pubblicato il 06 Febbraio 2014 da tholos1994
Foto di tholos1994

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Venerdì 26 novembre 2010 h 18,30 Sala Conferenze Ufficio Turismo: Culti orientali dell'Africa Romana - Archeologia ed epigrafia con l'archeologo Alberto Gavini.

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Venerdì 1 aprile 2011 h 18,30 - Sala Meta - "Scegliere la patria - Il Risorgimento in Sardegna"  Aldo Accardo.

28 maggio- 2 giugno 2011 - Viaggio in Andalusia

Sabato 11 giugno 2011 - Pomerigio - Visita a Monte d'Accoddi

21 giugno 2011 - Sala Meta - San Giovanni - Le ragioni di una festa - Gruppo di Ricerca Tholos

28 Ottobre 2011 - Sala Meta - Monte Sirai - Michele Guirguis

Domenica 11 marzo 2012 - h 17,30 - Sala Meta - Il popolo di Bronzo - Angela Demontis - Conferenza e inaugurazione della mostra nella Torre di San Giovanni

21 Aprile 2012 - Sala Meta -  La società nuragica - Elisabetta Alba

29 aprile - 3 maggio 2012 - Viaggio in Germania: Francoforte, Aquisgrana, ...

Sabato 16 e domenica 17 giugno 2012 - Visita al Sulcis Iglesiente

20 giugno 2012 - Sede della Tholos - Superstizioni - Le paure di sempre - Gruppo di Studio e Ricerca Tholos

6 ottobre 2012 -  h 18,30 - Sala Meta -  Le gemme della Sardegna Romana - Emanuela Cicu

3 novembre 2012 - h 18,oo - Sala Meta - Studio sul paesaggio della Sardegna Romana - Nadia Canu e Giampiero Canu.

Domenica 25 novembre 2012 - Visita a Ittireddu

Giovedì 7 marzo 2013 - h18,00 - Sala Meta - Alghero - Archeologia di una città medievale - Marco Milanese

Sabato 9 marzo 2013 - Le torri di Atlantide - Fabrizio Frongia, Alberto Gavini, Marcello Madau, Giovanni Oliva

Fine aprile- inizio maggio 2013 - Viaggio in Slovenia

Domenica 26 maggio 2013 - Visita a Pau - Ales

1 giugno 2013 - h 18,00 - Sala Meta - Turris Libisonis

Venerdì 21 giugno 2013: proiezione del filmato "La nave di Nur" a cura di Roberto Barbieri e di Pasquale Chessa - Spiaggia di San Giovanni.

Sabato 29 giugno 2013 - "La peste del 1500 ad Alghero" con Marco Milanese e Tonino Budruni - Cortile dell'Asilo Sella.

Sabato 9 novembre 2013 - h 17,30 Presentazione della mostra "Sinnos" a cura di Toto Porcu con l'archeologo Ercole Contu e il prof. Marcello Cabriolu. Sala Meta - Conferenza e inaugurazione della mostra nella Torre di Sulis

Sabato 30 novembre 2013 - Sala Meta - "Storia dell'Inquisizione in Sardegna" -  Salvatore Loi e Cecilia Tasca.

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Sabato 5 aprile 2014 - h 18,00  - Sala Meta in Piazza Porta Terra  "Il teatro popolare nell'antichità" prof. Luciano Cicu

 Sabato 3 maggio 2014 - h 18,30 - Sala Meta - "Splendori e miserie: Alghero nelle cronache dei visitatori dell'Ottocento - Tonino Budruni e Yvette Gagliano.

Venerdì 30 maggio 2014 - mercoledì 4 giugno 2014: Viaggio a Berlino - Potsdam  - Dresda

Sabato 14 giugno - domenica 15 giugno: Visita a  Pauli Arbarei/Barumini

Domenica 14 settembre 2014  alle ore 17,30 una visita guidata nei luoghi del quartiere ebraico con Marco Milanese.
Alle ore 18,30 la Prof. Antonietta Denti nel complesso di Santa Chiara presenterà il suo libro "Cognomi ebraici nel nord Sardegna prima e dopo il 1492" con la prof. Cecilia Tasca e il prof.  Marco Milanese.
Alle ore 19,30 ci sarà l'inaugurazione della mostra fotografica curata dal prof. Marco Milanese, dedicata agli scavi archeologici della Juharia.

Riunione del 5 febbraio 2014

Post n°80 pubblicato il 06 Febbraio 2014 da tholos1994
Foto di tholos1994

Si è tenuta la prima riunione del nuovo direttivo.

Roberto Coghene  e Alberto Gavini sono stati confermati presidente e vicepresidente mentre Antonio Serra è il nuovo segretario al posto di Annallisa Profili.

Si è poi proposta l'adesione a Monumenti Aperti per il mese di maggio e i soci hanno risposto positivamente. Si attendono nuove idee da parte degli iscritti per portare avanti altre iniziative.

La prossima riunione si terrà mercoledì 19 febbraio alle ore 18,30.

Il gruppo di studio si riunirà il 12 e il 26 febbraio alle ore 17,30.


Storia dell'Inquisizione in Sardegna

Post n°75 pubblicato il 01 Dicembre 2013 da tholos1994
Foto di tholos1994

Sabato 30 novembre Salvatore Loi, autore del volume "Storia dell'inquisizione in Sardegna" e Cecilia Tasca hanno tenuto un incontro ad Alghero per illustrare la portata del fenomeno dell'inquisizione nella nostra Isola.

L'inquisizione sarda era un evento scarsamente conosciuto fino a quando Salvatore Loi ha iniziato a cercare i documenti negli archivi sardi e spagnoli. Si è così rivelato un aspetto della storia sarda che spazia dal 1400 al 1800 che ha fornito risposte a passaggi storici poco chiari.

L'indagine ha riguardato tutti i personaggi dell'attività inquisitoria: gli inquisitori, i fiscali che si interessavano della parte economica, i notai e i segretari che redigevano gli atti, le guardie preposte ai tribunali, i messi che portavano i messaggi in tutta l'Isola e tutti coloro che in qualsiasi modo avevano a che fare con l'inquisizione.

Sembra che l'attività sia iniziata nella seconda metà del XV secolo e che dopo la cacciata degli ebrei da tutti i territori sottoposti ai re spagnoli si sia occupata soprattutto di verificare che gli ebrei convertiti, i conversos, fossero sinceri nella loro adesione al cristianesimo e non continuassero invece nelle loro pratiche. Anche i musulmani e i luterani subivano tale controllo.

Accanto a tali "reati" comparivano anche le bestemmie, la bigamia, la falsa testimonianza, la superstizione, e infine la stregoneria.

Riconosciuta la colpevolezza l'accusato poteva pentirsi, accettare la punizione inflitta ed essere così riconciliato con la Chiesa. Se invece non si pentiva veniva rilasciato al potere civile e allora le pene erano molto pesanti, fino al rogo. Anche nel rogo vi erano differenze. Se il colpevole alla fine riconosceva le sue colpe veniva garrotato prima di venire bruciato, in caso contrario veniva arso vivo.

I documenti degli archivi ci hanno restituito tragiche storie che riguardano, per la maggior parte, persone del popolo che spesso non sapevano neppure di compiere pratiche proibite quando utilizzavano particolari erbe o recitavano antiche formule per cercare di alleviare le sofferenze o di procurare la buona sorte.

Da tutto ciò si trae la conclusione che la storia dell'inquisizione è quella di un potere che vuole esercitare il massimo controllo sulla popolazione per renderla ancora più timorosa e succube e per depredare le sue sostanze. In questa ottica il fenomeno non ci meraviglia più di tanto se lo inquadriamo come espressione di istinti umani forse mai sopiti.


Alghero - Presentazione della mostra "Sinnos"

Post n°73 pubblicato il 10 Novembre 2013 da tholos1994
 
Tag: Sinnos
Foto di tholos1994

Sabato 9 novembre alle ore 17,30 è stata presentata la Mostra delle fotografie dell'avv. Toto Porcu allestita nella Torre di Sulis che verrà integrata da altre fotografie da esporre nella Torre di san Giovanni quando la situazione dei lavori stradali in corso lo permetterà.

I pannelli esposti offrono la visione di particolari "sinnos" presenti in numerose domus de janas. Talvolta solo un occhio attento li può individuare incisi nella pietra, o scolpiti in rilievo, oppure tracciati con il colore. Toto Porcu ce li indica e ci fa capire che quel mondo tanto lontano non è poi così silenzioso se ci ha lasciato dei segni che comunque ci comunicano qualcosa anche se noi possiamo solo interpretarli con la mentalità dei nostri giorni.

L'archeologo Ercole Contu ha  poi illustrato il momento della scoperta della tomba di Santu Pedru, frequentata a partire da 6000 anni fa, quando nell'Isola si era sviluppata la Cultura di Ozieri, e utilizzata fino al periodo del vaso Campaniforme nell'Età del Rame. Il vasto complesso ha la struttura di una casa o, meglio, di un palazzo, e ha restituito circa 500 oggetti.

Della necropoli di Anghelu Ruju vengono rimarcate le teste bovine e si mette in discussione il loro significato fino ad ora proposto. Forse non erano il simbolo della forza rigeneratrice maschile, ma erano un omaggio al defunto, quasi un'offerta sacrificale. Si sa che in mancanza di fonti scritte tutte le ipotesi sono plausibili.

Il professor Marcello Cabriolu ha affrontato il tema dei graffiti della Grotta Verde (o di S. Erasmo o dell'Altare). Quei segni probabilmente non son osemplici decorazioni, ma  forse sono stati incisi con lo scopo di comunicare. Che cosa e a chi? Difficilmente riusciremo a rispondere a questi quesiti ma si sa che la ricerca non si ferma mai ed è andata a cercare un contesto più vasto per quei segni. Il discorso è per specialisti e ci porta a 30000 anni fa nel periodo delle ultime glaciazioni quando in Europa scarseggiavano habitat favorevoli alla fauna e per l'uomo era difficile trovare le necessarie risorse per soddisfare i suoi bisogni.

La fauna cercò luoghi più ospitali e li trovò sulle sponde del mar Mediterraneo che allora era molto ridotto in quanto l'acqua, intrappolata nei ghiacciai, si era ritirata lasciando allo scoperto gran parte dei fondali marini.

Studi sul DNA hanno permesso di stabilire la distribuzione di alcuni gruppi umani e i loro movimenti alla ricerca di fonti di sostentamento. E la presenza di segni sulla roccia è veramente fondamentale per individuare altre preziose informazioni. C'è dunque una mappatura di tali segni che li cataloga e cerca di interpretarli.

Le incisioni della Grotta Verde di Alghero, scoperte negli anni 1950 e 1970 fanno forse parte di un contesto più vasto. Non avrebbero dunque una funzione decorativa e non sarebbero il prodotto di un artista che ha voluto esternare la sua ispirazione. Si fa strada l'ipotesi che esprimano dei concetti da ricordare e da trasmettere, che siano forse forme paleografiche già attestate nell'Europa occidentale nel Paleolitico Superiore. L'ipotesi è senz'altro molto interessante e gli studi proseguono poiché sappiamo bene che ogni scoperta si porta dietro numerose domande che richiedono altre risposte.

Alla fine della presentazione è avvenuta l'inaugurazione della mostra nella Torre di Sulis.


Riunione dell'11 settembre 2013

Post n°69 pubblicato il 12 Settembre 2013 da tholos1994
Foto di tholos1994

Dopo la pausa estiva la Tholos ha riunito i soci per presentare il programma della "Samana de la Giuarìa" (Setmana de la Juharìa) che si svolgerà da domenica 22 settembre a domenica 29 settembre (giorno di San Michele, patrono di Alghero).

Il programma comprende numerose attività nelle quali saranno coinvolti anche i soci della Tholos.

Domenica mattina 22 settembre nella Torre di San Giovanni in Largo San Francesco ci sarà l'inaugurazione della Mostra fotografica che avrà come tema la presenza degli Ebrei ad Alghero. Alle ore 12 l'archeologo Marco Milanese accompagnerà i visitatori nel vecchio quartiere ebraico della città.

Al pomeriggio, alle ore 18 ci sarà l'inaugurazione della piazza della Juharìa che è lo spazio adiacente il Vecchio Ospedale e che sarà collegata con la Porta a Mare che verrà aperta in quell'occasione.

Più tardi, sempre nella piazza ci sarà una conferenza nella quale Mauro Perani, Cecilia Tasca, e Marco Milanese tratteranno argomenti relativi alla presenza ebraica in Sardegna e ad Alghero.

L'associazione gastronomica Saber i Sabor si occuperà di inserire pietanze realizzate con ricette della cucina ebraica nei menu di alcuni ristoranti che hanno dato la loro adesione all'iniziativa.

Infine giovedì sera nella piazza della Juharìa un gruppo valenziano eseguirà un concerto di musiche sefardite.

La mostra fotografica chiuderà il 29 settembre.

I soci sono invitati a partecipare domani sera presso la sala della Fondazione Meta ad una serata in ricordo della socia Tina Ibba venuta a mancare il 22 maggio 2013.

La prossima riunione dei soci si farà mercoledì 2 ottobre alle ore 18,30.

 Il gruppo di Ricerca si riunirà mercoledì 18 alle ore 17,30.

 
 
 

Riunione del 19 giugno 2013

Post n°68 pubblicato il 21 Giugno 2013 da tholos1994
Foto di tholos1994

Il presidente ricorda che venerdì 21 giugno alle ore 21 nella spiaggia di San Giovanni ci sarà la proiezione del filmato "La nave di Nur" di Roberto Barbieri. L'iniziativa apre i festeggiamenti di San Giovanni organizzati dalla Pro Loco.

Sabato 29 giugno nello spazio all'aperto dell'ex Asilo Sella si terrà la conferenza sulla peste del 1500 ad Alghero con la presenza dell'archeologo Marco Milanese e dello storico Tonino Budruni.

Sarà l'ultima attività della Tholos prima di andare in vacanza. Il rientro è previsto per settembre in quanto si dovranno organizzare le manifestazioni per l'inaugurazione della piazza della Juharìa nella zona dell'Ospedale Vecchio.

Giovedì 13 giugno il gruppo di studio si è recato a Sassari nella sede della "Nuova Sardegna" per documentare con notizie di cronaca l'iter della costruzione dell'ospedale civile e per altre informazioni.

Informo soci e simpatizzanti che l'Associazione Tholos è presente anche su Facebook.

Fotografie dell'escursione a Pau Ales si trovano nel blog:

http://tholos1994.blogspot.com

 

Presentazione "Le Torri di Atlantide"

Post n°62 pubblicato il 10 Marzo 2013 da tholos1994
Foto di tholos1994

Sabato 9 marzo 2013, h 17,30, Sala Sari, Corso Carlo Alberto - Alghero
Presentazione del libro "Le torri di Atlantide" di Fabrizio Frongia organizzata dalla libreria "Il Labirinto" e dall'Associazione "Tholos"
Apre la presentazione l'archeologo Alberto Gavini che esordisce apprezzando il carattere scientifico del volume, già evidenziato dalla bibliografia. Nel suo libro Frongia si chiede qual è il motivo per il quale a gran parte dei Sardi è piaciuta l'idea che la Sardegna si identifichi con Atlantide, esposta in alcune pubblicazioni. 
Platone parla di Atlantide nei suoi dialoghi. La descrive come una grande isola-continente situata oltre le Colonne d'Ercole, una terra di grande ricchezza e splendore che a causa di un cataclisma si inabissò nel mare.
 
Il mito di Atlantide vive ancora e ultimamente da più parti si tenta di identificare la propria terra con questo antico continente. Anche la Sardegna è entrata nella lista delle possibili Atlantidi, e l'ipotesi ha trovato sostenitori. Chi invece vuole osservare la realtà deve riconoscere che i Sardi, pur andando per mare, non possono essere considerati un popolo di navigatori, e che, nonostante la resistenza opposta a popoli invasori, hanno dovuto accettare tante culture differenti sul loro territorio, anche nelle zone più tenaci nella lotta contro gli aggressori.
L'archeologo Marcello Madau parla dei falsi e dice che hanno una lunga storia. I miti servono per costruire le basi di un impero e dei nazionalismi. Si inventano personaggi per far nascere l'idea di imprese eroiche. Anche la Sardegna partecipa alla costruzione di falsi. Sono conosciute le carte d'Arborea, e i bronzetti. Nell'ottocento per costruire le nazionalità, si incrementarono le invenzioni. Oggi si sta assistendo ad un ritorno dei falsi nelle tradizioni popolari. Si creano oggetti falsi, documenti di cui si dice che l'originale è andato perduto, e c'è una tendenza ad antichizzare un po' tutto. Oggi l'identità culturale si costruisce anche su invenzioni e i falsi vengono utilizzati per alimentare i nazionalismi.
L'architetto Giovanni Oliva pone l'accento su quanto unisce gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo. Da sempre l'uomo ha osservato il cielo e ha costruito così una cultura globalizzata a prescindere dai contatti tra i vari gruppi. Il cielo è il filo rosso che unisce tutte le culture. Noi abbiamo perso questo linguaggio in quanto l'illuminazione delle città ci ha privato della visione della volta celeste. Riflettendo sui falsi bisogna riconoscere che anche una menzogna in quanto tale è sempre una testimonianza. Perché i sardi cercano la loro origine lontano da sé? Perché c'è chi crede all'inverosimile? In realtà noi abbiamo bisogno di andare oltre quanto ci racconta la scienza. Ma non dobbiamo dimenticare che l'identità si costruisce con la relazione, non con la ricerca di radici lontane. Costruiamo insieme agli altri, in rapporto con gli altri. E approfondendo la riflessione si arriva a capire che non esiste monumento di civiltà che non sia anche monumento di barbarie.
Alberto Gavini cita Gramsci: "L'illusione è la gramigna più tenace della coscienza collettiva; La storia insegna ma non ha scolari". Ribadisce che l'identità si costruisce nel rapporto con gli altri.

L'antropologo Fabrizio Frongia precisa che Atlantide non nasce come mito ma è una sorta di parabola presente in due dialoghi di Platone. Diventa un mito molto più tardi, dopo la scoperta dell'America quando si scopre che non siamo soli al mondo. Fino ad allora era solo un racconto, e del resto chi aveva concepito Atlantide l'aveva anche fatta affondare. Gli Spagnoli per legittimare il diritto di colonizzazione si sono inventati che un tempo Atlantide era vicina alla Spagna e quindi c'era la legittimazione del potere. Il mito serve a legalizzare i poteri.

C'è un animato intervento da parte di un ascoltatore che afferma di essere l'ideatore dell'identificazione di Atlantide con la Sardegna, idea di cui poi si è appropriato Frau e contesta ciò che fino ad ora è stato esposto dai relatori.
Segue un intervento sulla scrittura nuragica: come mai i Sardi, pur a contatto con i Fenici, non adottarono un sistema di scrittura?
La risposta evidenzia che i reperti che dimostrerebbero l'uso di un sistema di scrittura da parte dei Sardi sono fuori contesto. Un reperto è autentico quando è documentata la sua origine. Tra i reperti della scrittura non ce n'è uno che derivi da uno strato.
Un altro intervento segnala che ad Alghero si sono inventati il costume algherese con reti ornate di conchiglie e coralli. Con tale costume si fa persino la sfilata alla Sagra del Redentore a Nuoro.
Un altro falso è la convinzione che tutto ciò che è sardo è ebraico e secondo alcuni lo si riscontra nella cultura e nei nomi.

Frongia chiarisce che un radicamento nel passato è un bisogno universale. L'identità è la risposta alle domande: Chi sono? Chi voglio essere? Ma prima dobbiamo sapere chi eravamo.
Frongia si chiede anche come mai siamo così incuriositi dai nuragici. La nostra identità è la cosa più "bastarda" che esiste poiché siamo frutto di una mescolanza stratosferica dall'alba dei tempi. Possiamo affermare che tutto fa parte della nostra identità.

Il prof. Clemente precisa che occorre distinguere il mito dal falso. Il falso è creato appositamente, come le carte d'Arborea che dopo le analisi sono state liquidate. Il mito, come Atlantide, suscita la fantasia.
Spiega ancora che la nostra storia, a partire dal sardismo, privilegia il mito dell'isolamento. Il mito regge se ha una funzione politica. Noi abbiamo l'orgoglio e il complesso dell'isolamento ma in realtà la Sardegna non era isolata.

Madau osserva che nelle tradizioni popolari sarde c'è un silenzio totale sui nuraghi. La tradizione popolare sembra estranea o addirittura nemica dei nuraghi. Quando raramente ne parla li associa alla musca macedda o ad altri esseri nocivi.

Altre domande portano a chiarire che i luoghi di culto si sono sovrapposti nei millenni. Ai santuari nuragici si sono sostituti i santuari cristiani, come già le tombe di giganti utilizzavano i menhir prenuragici. Le feste cristiane hanno preso il posto delle feste pagane.

Si è dunque concluso che la cultura è un sincretismo che utilizza elementi di vari periodi e di varie civiltà per ottenere un prodotto finale che è la realtà attuale.

Nota: Chi è interessato alla scrittura nuragica può andare ai post:

http://gianfrancopintore.blogspot.it/2011/01/il-prof-bernardini-santimbenia-e.html

http://it.paperblog.com/il-prof-bernardini-sant-imbenia-e-spillone-nuragico-di-antas-227323/


Alghero - Archeologia di una città medievale

Post n°61 pubblicato il 08 Marzo 2013 da tholos1994
Foto di tholos1994

7 marzo 2013, h 18,00 - Sala Conferenze Fondazione Meta

Presentazione del volume: "Alghero - Archeologia di una città medievale"  di Marco Milanese

Con la presenza di due giornalisti, Pierpaola Pisanu e Giovanni Pinna, l'archeologo Marco Milanese ha presentato il suo ultimo libro: Alghero - Archeologia di una città medievale.
Milanese ha da subito chiarito che lo scopo della sua pubblicazione è quello di comunicare ai cittadini e alla classe politica i risultati degli scavi che ha condotto negli ultimi 15 anni di attività ad Alghero. Secondo l'archeologo è molto importante far acquisire agli algheresi la consapevolezza del patrimonio storico del loro territorio, patrimonio che può essere valorizzato anche in ambito turistico.
La sua idea è quella di evidenziare il passato, che condivide i luoghi con il presente, attraverso percorsi museali esterni che ricordino l'assetto della città medievale ormai in parte scomparso.
Pierpaola Pisanu parla del Bastione dello Sperone trovato quasi integro e poi ricoperto. Si chiede se si poteva fare qualcosa per dargli visibilità.
Milanese ricorda che purtroppo i magri bilanci non consentono di conservare tutto. Oltre a ciò lo spazio urbano ha determinate funzioni e non si possono creare intralci. La valorizzazione deve essere, per forza di cose, selettiva. In piazza Sulis il bastione rimane un messaggio importante anche a livello di segno. Si possono trovare modalità di segnalazione delle antiche costruzioni cercando soluzioni sostenibili a livello strutturale ed economico, anche con forme di comunicazione digitale. L'archeologia urbana deve poter stabilire un dialogo con la società a livello internazionale ma nello stesso tempo deve saper parlare con tutti, anche con i non addetti ai lavori. E' patrimonio della collettività, è un modo di fare la storia della città, non ha lo scopo di trovare reperti da mettere in mostra nei musei ma deve essere finalizzata a dare utili informazioni ai residenti. La tutela dei beni non viene dall'alto ma parte dalla consapevolezza dei cittadini. É azione attiva e non coercitiva.
Gli scavi effettuati sino ad ora hanno avuto origine da ritrovamenti casuali conseguenti a lavori pubblici o privati. Milanese rimarca la necessità di conoscere in maniera preventiva anche con saggi di scavo ciò che il terreno nasconde, prima di intraprendere lavori nel centro storico.
Il cimitero trovato nei locali attigui alla chiesa di San Michele è di importanza internazionale in quanto è l'unico cimitero documentato di tali proporzioni. Le notizie ricavate sono state numerose. I corpi deposti con cura possono essere considerati un archivio biologico ricco di dati fondamentali per indagare sul popolamento di Alghero. Dallo studio dei dati anatomici si può ipotizzare che alcuni degli inumati fossero arcieri, cavalieri, tessitrici, rematori. La stratificazione va dal 1200 al 1500. Tra l'altro si è appurato che le sepolture sono relative alla peste di fine 1500.
Nei prossimi anni il lavoro sarà quello di allestire una mappa predittiva dell'archeologia urbana che permetta di analizzare la mappa della città per avere le informazioni di ciò che è stato trovato e per valutare le aspettative di ciò che si può trovare. Un altro progetto è quello di mettere in rete tutti i risultati.
Si dà la parola al pubblico. Antonio Serra esprime un giudizio nettamente negativo sulla costruzione di cemento armato nell'area del vecchio ospedale che, oltre ad essere totalmente fuori contesto, è andata ad obliterare ciò che sta sotto. Altro lavoro dispendioso ed inutile è stato l'apertura della porta a mare che, sempre nella stessa zona, ha richiesto la costruzione di un tunnel in cemento armato.
Milanese concorda con il giudizio negativo. Parlando della futura Biblioteca Comunale afferma che si può trovare un sistema per segnalare sul pavimento l'andamento delle case e delle strade antecedenti le attuali costruzioni.
Carmelo Spada pone l'accento sulle modalità di ristrutturazione della vecchia Biblioteca Comunale con paramento e realizzazione di archi non consoni all'architettura della città. Aggiunge che la gradinata del Forte della Maddalena è ormai da smantellare.
Milanese precisa che i materiali usati nell'ex Biblioteca sono fuori contesto, ma il problema vero è la Sovrintendenza poiché tutti gli interventi sono autorizzati.
Mario Galasso pone l'accento sull'obliterazione della necropoli di Monte Carru autorizzata dalla Sovrintendenza. Critica poi la presenza delle catapulte nei Bastioni.
Risponde l'archeologo Pietro Alfonso e precisa che non c'erano i presupposti per conservare la necropoli di Monte Carru. Le catapulte dei Bastioni sono utili per ricordare che Alghero era una fortezza.
Tonino Budruni avanza dei dubbi sulla datazione del cimitero di San Michele. Propone inoltre di creare una commissione per valorizzare i siti più importanti della città.
Milanese ribadisce che la datazione del cimitero di San Michele ha trovato numerosi riscontri negli elementi stratigrafici, nei reperti, e nelle monete che non superano il 1500. Inoltre è documentata una protesta risalente agli anni 20 del 1600. I gesuiti si lamentavano delle sepolture che si effettuavano nella zona anche perché allora le tombe creavano problemi di natura igienica. Si sa che dopo il 1620 il cimitero venne spostato.

Giovanni Pinna afferma che spesso gli archeologi vengono visti come un disturbo nel contesto di lavori nella città, ma poi vengono ringraziati per gli importanti risultati che ottengono. L'attività svolta nel corso degli ultimi anni merita sicuramente una mappatura.
Pietro Alfonso informa che quando saranno completati i lavori al Qualtè si allestirà nella zona uno spazio museale finalizzato alla presentazione degli scavi effettuati nel sito.

 
 
 

Riunione del 6 marzo 2013

Post n°60 pubblicato il 07 Marzo 2013 da tholos1994
Foto di tholos1994

Due importanti appuntamenti per i soci e i simpatizzanti Tholos.

Stasera alle ore 18 nella Sala Conferenze Della Fondazione Meta in Piazza Porta Terra n° 1, si terrà la presentazione del libro di Marco Milanese: "Alghero - Archeologia di una città medievale"

Sabato 9 marzo alle ore 17,30 nella Sala Sari, organizzata dalla libreria "Il Labirinto",  ci sarà la presentazione del libro "Le torri di Atlantide" di Fabrizio Frongia. Oltre all'autore, tra i relatori sarà presente l'archeologo Alberto Gavini.

Per quanto riguarda il viaggio da effettuare a maggio si comunica che il periodo sarà 1-6 maggio. Non si è ancora scelta la meta e i soci interessati sono pregati di recarsi entro sabato 9 marzo presso l'agenzia "Shardana" per comunicare se intendono scegliere Berlino oppure la Slovenia.

La prossima riunione si terrà mercoledì 20 marzo (giorno prima dell'equinozio di primavera) alle ore 18,30, mentre il gruppo di ricerca si incontrerà mercoledì 14 e mercoledì 20 marzo alle ore 17,30.


Riunione del 5 dicembre 2012

Post n°55 pubblicato il 07 Dicembre 2012 da tholos1994
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Il presidente ha ricordato il socio Michele Gavini venuto a mancare il 30 novembre.

Durante la riunione si è fatta la proposta di organizzare una conferenza con l'archeologa Nadia Canu per parlare della Porto Torres romana. Si potrebbe pensare ad un sabato del mese di gennaio. Alla relazione seguirebbe il giorno dopo la visita dei siti presentati, con la guida dell'archeologa.

Si pensa anche di presentare ad Alghero il volume "Giganti di Pietra" sulle statue di Monti Pramma e di andare a vedere le statue a Li Punti. I soci hanno già effettuato una visita durante il restauro degli importanti reperti.

Antonio Serra ricorda che ricorrono i 150 anni dalla costruzione del testro di Alghero. Sull'edificio c'è uno studio di Massimiliano Fois "Teatro Civico di Alghero. A 150 anni dall'inaugurazione"  pubblicato in Internet e scaricabile.

C'è anche la proposta di andare al Museo di Sassari quando verrà allestita la mostra "Simbolo di un simbolo" per dare modo di visitarla a chi non è potuto venire ad Ittireddu.

Infine si sono proiettate immagini sulle feste in Sardegna nel primo scorcio del Novecento.

 La prossima riunione è prevista per mercoledì 19 dicembre alle ore 18,30. Il gruppo di studi che ha orientato le sue ricerche sull'Ospedale Vecchio di Alghero si riunirà mercoledì 14 alle ore 17,30.

Nella foto: Testa di una statua di Monti Prama (Visita del 14 febbraio 2008).


Visita a ittireddu

Post n°54 pubblicato il 26 Novembre 2012 da tholos1994
 
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Domenica 25 novembre si è effettuata la visita ad Ittireddu. Con la guida dell'archeologo Franco Campus il gruppo si è diretto alla chiesa di Santa Croce. Il luogo di culto ha un originario impianto a croce greca ed è nato nel IX secolo. Nella prima metà del XIII secolo la chiesa fu ampliata e dotata di una facciata romanica.
Il vulcano Lisiri risale a più di due milioni di anni fa con le sue formazioni trachitoidi. È stato usato come cava di materiale per l'edilizia ma ora si sta cercando di limitare i prelievi in quanto si crede più opportuno preservare il sito.
La terza visita ha avuto come meta il nuraghe Funtana formato da una torre centrale e da due torri laterali costruite in un secondo tempo. La camera centrale presenta un sedile che corre tutto intorno al muro. La camera ha restituito interessanti reperti come due "tavolini" di pietra di forma circolare, e un focolare. Un'altra particolarità è costituita da sugheri trovati in situ tra i lastroni del corridoio. Lo scavo del nuraghe ha permesso di trovare olle, recipienti, fornelli, lucerne, un interessante crogiolo di terracotta, alcuni oggetti di bronzo e altri di ferro. I numerosi e vari reperti sono esposti nel Museo Archeologico di Ittireddu.
Il ritrovamento di grandi quantità di rame fa pensare ad un'intensa attività metallurgica praticata dagli antichi abitanti del territorio.
Pare che il villaggio nuragico fosse collocato nei pressi del nuraghe Funtana e sulle falde del Monte Zuighe. Il Monte Zuighe infatti presenta numerose tracce di frequentazione contemporanea al nuraghe. Tra l'altro si è segnalata la presenza di un manufatto interpretato come fornace a causa delle tracce di vetrificazione trovate al suo interno. Sei cavità scavate nella roccia, profonde fino a tre metri, potrebbero indicare un'attività produttiva del territorio insieme ad altre vaschette non distanti dalle prime sei. Pare dunque che la frequentazione del monte sia continuata in età romana e medievale.
Alberto della Marmora e il canonico Angius parlano di un castello costruito intorno all'anno 1000 sulla sommità del Zuighe, parola sarda che richiama i Giudici. Il canonico Angius lo chiama Montegiuighe e afferma che sulla sommità si possono vedere l'ingresso al castello e alcune opere in muratura.
Dopo la pausa pranzo si è effettuata la visita alla necropoli di Partulesi. Il luogo ha una sua suggestione data dalla presenza delle aperture delle domus su una parete rocciosa. In una domus si nota il riutilizzo in età nuragica testimoniata dalla presenza di una stele scolpita che sovrasta l'ingresso. Le tombe appaiono scavate con gran cura; la scelta del luogo porta a pensare che coloro che le allestirono desideravano offrire una collocazione privilegiata ai propri cari.
Il Pont'Ezzu ci riporta all'epoca Romana. Pare che nel corso del tempo il Rio Mannu abbia deviato dall'originario corso e il ponte sovrasta oggi uno specchio di acqua stagnante. Aveva tre arcate ma ne residuano due.
Infine il gruppo si è diretto al museo dove è allestita la mostra "Simbolo di un simbolo". I pannelli esplicativi e le copie di modelli nuragici sono stati illustrati con abbondanza di dati e di interessanti particolari da Franco Campus. L'argomento è vasto e complesso ma l'archeologo lo affronta rendendolo comprensibile e fruibile. Viene evidenziata la ricchezza culturale ed economica di un'Isola che nel periodo nuragico si è resa protagonista della propria storia creando un percorso di utilizzo delle risorse umane ed ambientali disponibili.
Purtroppo, aggiungo, sappiamo che questo itinerario è stato modificato da popolazioni esterne alle quali i nuragici non hanno saputo opporre sufficiente resistenza ma ciò nulla toglie all'apprezzamento e alla stima che si sono meritati con il lavoro e con l'originalità del loro pensiero.
La giornata si è conclusa infine con la visita del Museo Archeologico.
Il programma si è rivelato molto interessante e forse avrebbe richiesto maggior tempo a disposizione. La mostra sui modelli di nuraghe verrà allestita in seguito al Museo Sanna di Sassari.

Nella foto: Nuraghe Funtana


La Sardegna Romana

Post n°51 pubblicato il 05 Novembre 2012 da tholos1994
 
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Sabato 3 novembre alle ore 18,00 nella sala Conferenze della Fondazione Meta si è tenuta la conferenza dal titolo: La Sardegna Romana - Il paesaggio e le sue storie attraverso la documentazione archeologica. L'introduzione era affidata ad Alessandro Teatini, e dei due relatori previsti era presente Nadia Canu mentre non è potuto intervenire il prof. Giampiero Canu.

L'esposizione ha avuto lo scopo di illustrare il lavoro svolto da un gruppo di giovani  archeologi che ha riunito varie ricerche e studi sulla viabilità sarda realizzata dai romani dopo la conquista dell'Isola. Gli studi hanno preso in considerazione le fonti scritte ed iconografiche, le fonti materiali costituite da 150 pietre miliari scritte e da numerose pietre miliari non scritte, oltre che da resti di strade, ponti, e altri manufatti. Inoltre è stato consultato ogni tipo di cartografia esistente comprese le immagini satellitari di Google Heart, e sono state effettuate verifiche della posizione dei siti con il GPS. Sono stati di aiuto anche i toponimi e quant'altro la memoria collettiva ha conservato nel tempo.

Sono stati oggetto di studio approfondito i territori di Olbia e di Bonorva particolarmente ricchi di pietre miliari, e le località di Romana, Monteleone Roccadoria, Ozieri e Porto Torres.

Si sono rilevate le differenze tra le strade urbane visibili a Porto Torres nei pressi delle Terme e nella città di Tharros, e le strade extraurbane difficili da individuare anche perché si sono trovati pochi tratti ancora leggibili, alcuni con copertura a ciottoli, altri su roccia affiorante come quello nei pressi di Su Crucifissu Mannu che porta evidenti segni lasciati dalle ruote dei carri.

Si sono analizzate strade con gradini, e, data la loro larghezza di tre metri sufficiente per il passaggio di un carro, si è ipotizzato che fossero transitabili da mezzi di trasporto forse utilizzando degli "inviti" di legno perché le ruote superassero il gradino.

Naturalmente i ponti rivestono una particolare importanza, primo tra tutti il ponte sul Rio Mannu di Porto Torres perfettamente transitabile anche da mezzi pesanti.  Recentemente è stato rimosso l'asfalto ed è stata messa in luce l'antica copertura realizzata con lastre di trachite.

Studiare la viabilità può fornire una fondamentale chiave di lettura del periodo romano  nella nostra isola e soprattutto può dare elementi obiettivi di indagine storica relativi a tempi nei quali la scarsità di fonti scritte ha lasciato numerose lacune.

Alla conclusione della conferenza il presidente Coghene e il vicepresidente Gavini hanno sottolineato l'importanza del lavoro che ha dato voce a giovani archeologi aperti alle nuove tecnologie che cercano di ottenere nei confronti del nostro passato delle risposte il più possibile aderenti alla realtà.


Superstizioni - Le paure di sempre

Post n°48 pubblicato il 22 Giugno 2012 da tholos1994
 
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Il 20 giugno il Gruppo di Ricerca dell'Associazione Tholos ha presentato il lavoro effettuato durante l'anno sulle superstizioni nella sede sociale di via Sassari al n° 80. Naturalmente è stata fatta una drastica scelta degli argomenti da illustrare, vista anche la giornata molto calda e il locale non proprio idoneo. 

Si è parlato di superstizioni nel corso del tempo a partire dal culto del toro e dall'uso di fare le corna per scaramanzia. Il rito dell'incubazione ci ha dato modo di parlare delle tombe di giganti dove forse sostavano le persone che cercavano nel sonno risposte e soluzioni ai propri quesiti.

Siamo poi andati a curiosare tra gli usi della Sardegna in momenti particolari della vita: il matrimonio, la nascita, la morte. Ci siamo soffermati sulle superstizioni nel momento di costruire una casa, e abbiamo parlato delle superstizioni dei pescatori. Abbiamo illustrato alcuni amuleti utilizzati nell'Isola e le medicine più conosciute: la medicina dell'occhio e l'os del cor.

Il nostro scopo è stato quello di inquadrare il fenomeno nel tempo e di mostrare come l'uomo abbia sempre cercato di controllare le proprie paure ed ansie pur comprendendo l'inefficacia delle azioni compiute, e tuttavia credendoci al fine di alleviare le tensioni di una vita difficile che ogni giorno presentava e presenta nuove sfide.

La riflessione è che tutti siamo in qualche misura superstiziosi in quanto cerchiamo di volgere a nostro vantaggio gli eventi e crediamo ancora in quella dea Fortuna che però, ricordiamolo, aiuta gli audaci.

La ricerca è stata portata avanti con testimonianze dirette e con la consultazione di opere di Plutarco, di James Frazer (antropologo),  di Gino Cabiddu (ricercatore etnografico), di Salvatore Loi (storico che ha consultato i documenti spagnoli e sardi dell'Inquisizione e degli archivi ecclesiastici), di Dolores Turchi, di Stefania Mattana, di Miranda Niedda Giagnoni (ricercatrici etnografiche), di Vittorio Lanternari, di Antonio Nughes, di Michele Chessa, di Eduard Toda, di Grazia Deledda e con la consultazione di numerosi siti internet.

I contenuti della ricerca sono interamente pubblicati nel blog:

http://superstizioni.blogspot.com

La Tholos va ora in vacanza e ci risentiremo in autunno.

La prima riunione è fissata per mercoledì 3 ottobre alle ore 19.


L'Iglesiente

Post n°47 pubblicato il 22 Giugno 2012 da tholos1994
 
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Il 16 e 17 giugno un gruppo di soci Tholos si è recato nel Sulcis-Iglesiente per effettare delle visite in importanti siti.

Come da programma, siamo partiti sabato 16 giugno alle h 7,00 da Alghero e siamo arrivati a Monte Sirai alle h 11,30. Abbiamo effettuato la visita del sito iniziando dalle strutture templari e abitative per finire poi con la necropoli. Maggiori notizie sugli scavi del sito si trovano nel post n° 34 del 30.10.2011 nella relazione della conferenza tenuta dall'archeologo Michele Guirguis.

Nel pomeriggio ci siamo recati al museo di Sant'Antioco, una struttura recente molto ben organizzata che conserva numerosi reperti dell'Isola soprattutto di periodo punico e romano.

Al Museo etnografico abbiamo potuto vedere la Pinna Nobilis, mollusco che fino alla prima metà del novecento veniva sfruttato per produrre il bisso marino con il quale si ottenevano tessuti molto pregiati per nobili e alto clero, e un filo usato per ricami.

Per noi sono stati interessanti anche i manufatti di palma nana in quanto ad Alghero fino agli anni sessanta operavano diversi stabilimenti che trasformavano le foglie della pianta in crine. A Sant'Antioco vi è stato un solo stabilimento del crine e in realtà la pianta veniva lavorata dai cosiddetti gruttaiusu, gli abitatori delle grotte.

Ci siamo recati a vedere le grotte che altro non sono che tombe di età punica trasformate in abitazioni che hanno ospitato intere famiglie fino al 1985.

La guida ci ha illustrato le condizioni di vita all'interno di tali ambienti umidi, malsani, non arieggiati, e ci ha parlato dei gruttaiusu, gente che viveva ai margini più estremi della società e che cercava di guadagnare qualcosa prestando la propria opera oppure fabbricando corde, cestini, crine, stuoie e scambiandoli con cibo.

Prima di lasciare Sant'Antioco per raggiungere Porto Scuso abbiamo visitato il Forte Sabaudo (costruzione dl 1813-16) dal quale si gode di un bel panorama sulla città e sul mare.

Domenica 17 giugno ci siamo recati a  Porto Flavia. Dopo un percorso di 1000 metri oppure 800 metri a piedi (si potevano scegliere due strade) si arriva all'imboccatura delle gallerie costruite per poter caricare il minerale direttamente sui piroscafi.

Dopo pranzo ci siamo recati alle grotte Su Mannau, interessanti soprattutto perché l'ingresso è stato utilizzato a partire dal periodo nuragico come testimoniano i resti di alcune lucerne votive ad olio. Gli studiosi ritengono che anticamente fosse un tempio ipogeico dove circa 3000 anni fa si praticavano antichi riti legati all'acqua ed in qualche modo collegato al tempio di Antas non molto distante dalla grotta. I sardi hanno frequentato per lungo tempo il luogo sacro che ha restituito anche lucerne relative al periodo punico e romano. Naturalmente la grotta, di natura carsica, offre numerosi scorci suggestivi accompagnati dal rumore dell'acqua che scorre sulle rocce e forma laghetti in miniatura.

L'ultima visita ci ha portato ad Antas dove il tempio punico-romano di Antas ci è stato illustrato da una guida che ci ha mostrato la foto di un bronzetto itifallico rinvenuto nel sito (un dio o un eroe) a sottolineare l'importanza fondamentale che la fecondità e la procreazione rivestivano nell'antichità.

La costruzione, dedicata inizialmente al punico Sid Addir Babai (500 a.C.) in seguito diventato Sardus Pater Babai, è imponente ed è un esempio di tempio con le colonne in posizione eretta ancora visibile in Sardegna.

Concluso il programma siamo ritornati ad Alghero dove siamo arrivati alle ore 22,30.



La società nuragica - Ruoli funzioni e professioni

Post n°45 pubblicato il 24 Aprile 2012 da tholos1994
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Sabato 21 aprile L'archeologa Elisabetta Alba ha tenuto una conferenza dal titolo: La società nuragica - Ruoli funzioni e professioni.

Conoscere gli aspetti socio-economici della civiltà nuragica è compito arduo in quanto, in assenza di fonti scritte,  lo studioso si deve basare quasi esclusivamente sull'analisi di contesti abitativi, funerari e cultuali. Nel nuragico le tombe sono collettive e hanno restituito scarsi corredi funebri. Le tombe individuali consentono di ricostrire il vissuto di una singola persona, ma in Sardegna nel nuragico abbiamo solo Tombe di giganti che venivano utilizzate dalla comunità senza distinzione di ruoli.

Un valido aiuto per la comprensione di un periodo così lontano e oscuro giunge dunque dai bronzetti antropomorfi che inseriscono la Sardegna anche in contesti extrainsulari.

I bronzetti vengono collocati fra l'Età del Bronzo e la prima Età del Ferro. Si pensa che abbiano un significato rituale-religioso e siano degli ex-voto in quanto si sono trovati in pozzi sacri, e nei templi a megaron (anche questi dedicati al culto delle acque). Si sono ritrovati 250 bronzetti antropomorfi. e il 15% rappresenta donne.  Dalle differenze nell'abbigliamento si può ipotizzare una varietà di ruoli all'interno della società nuragica.

I bronzetti ci mostrano persone di alto rango, guerrieri e gente comune.

Fra le statuine di maschi il 42% rappresenta guerrieri ma ciò non significa necessariamente che i nuragici fossero particolarmente bellicosi. Si può pensare che la loro società agro-pastorale li portasse a conflitti per la difesa dei pascoli o dei terreni coltivati. Già dall'Eneolitico i Sardi sentirono la necessità di difendersi e abbiamo come testimonianza alcune muraglie megalitiche come quella di Monte Baranta. Del resto la Sardegna fin dal Neolitico si trovò inserita nel circuito del Mediterraneo per la sua ossidiana che fu ritrovata in Corsica, in Toscana e in Liguria. Nel Bronzo Medio (1400-1300 a.C.) da Cipro giunsero in Sardegna lingotti di rame a forma di pelle di bue.

La stessa bronzistica risente dei rapporti dell'Isola con il vicino oriente e con i Fenici che in Età precoloniale già solcavano il Mediterraneo e avevano contatti con gli abitanti delle coste commerciando e portando novità riguardo la metallurgia. A Flumenelongu e ad Olmedo si sono trovati bronzetti e metalli che testimoniano questi contatti.

Flumenelongu si trovava su una via di transito importantissima e ciò è testimoniato dal ripostiglio di bronzi trovati al suo interno. Genti straniere venivano in Sardegna per scambiare materiali e prodotti poiché già da tempi molto lontani il Mediterraneo era attraversato da avventurosi navigatori.

Osservando i bronzetti femminili si osserva che alcuni rappresentano la donna con la mano destra aperta sollevata mentre reca un'offerta con la sinistra. La mano aperta viene interpretata come un saluto devozionale, una forma di preghiera. Purtroppo molti bronzetti provengono da località sconosciuta in quanto sono frutto di scavi clandestini e spesso viene meno un elemento di indagine importante, il luogo di reperimento.

Tra tutte le statuine solo due hanno gli occhi cavi, segno che forse erano completati con bulbi di materiale differente per rendere più prezioso il manufatto.

Nell'abbigliamento si nota che le donne portano una veste aderente lunga fino ai piedi  rifinita nell'orlo forse da frange. Sulle spalle è adagiato un lungo mantello spesso decorato. I piedi sono scalzi.

I materiali usati erano la lana, filata e tessuta, l'ortica, e forse il lino che poteva essere portato dall'Etruria. Il cotone era assente. Un materiale possibile era il bisso, un tessuto molto pregiato che si ricava da un mollusco e che ancora viene lavorato da un'ultima artigiana a Sant'Antioco e che di sicuro veniva prodotto in epoca romana.

In alcuni bronzetti si nota una lunga stola e si è pensato che rappresentino sacerdotesse anche per la presenza di alti cappelli con falde o senza usati anche fuori dalla Sardegna. Il ruolo di sacerdotessa poteva essere temporaneo, non è detto che ci fossero donne che si dedicavano esclusivamente al culto.

Altre statuine fanno pensare a capi coperti con un velo, mentre nel tempio a megaron di Esterzili si è trovato il bronzetto di una donna con un fazzoletto che si avvolge attorno al mento, come si vede ancora nei costumi tradizionali sardi femminili.

I bronzetti ci danno numerose informazioni sugli aspetti socio-economici del tempo. I pastori sono accompagnati da mufloni o altri animali, gli offerenti tengono in mano delle focacce, i ruoli di comando sono attestati da lunghi bastoni, mentre il pugnale ad elsa gammata che spesso gli uomini portano sul petto sembra legato al raggiungimento di un'età particolare più che ad un ruolo.

Due attività molto importanti del tempo erano l'estrazione dei metalli che probabilmente ha generato conflitti fin dall'Età del Rame, e l'allevamento di bovini, molto importanti per i trasporti. Queste erano due forme di ricchezza ma anche fonti di conflitto tra i nuragici.

Alcuni soggetti utilizzati per i bronzetti si trovano ripetuti nelle statue di pietra trovate a Monti Pramma.


Il nuovo direttivo - Riunione del 21 dicembre 2011

Post n°37 pubblicato il 22 Dicembre 2011 da tholos1994
 
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Sabato 3 dicembre si è riunita l'assemblea dei soci per votare i membri del nuovo direttivo, e i revisori dei conti.

Per il direttivo sono risultati eletti Roberto Coghene, Tina Cossu,  Alberto Gavini, Annalisa Profili, Antonio Serra, Giovanna Tilocca.

I revisori dei conti sono Giuseppe Nughes e Stella Bilardi.

Mercoledì 21 dicembre il nuovo direttivo si è riunito per scegliere al suo interno le cariche dell'Associazione. Sono state confermate le cariche del direttivo precedente: Roberto Coghene sarà il presidente, Alberto Gavini vicepresidente e Annalisa Profili segretaria.

C'è stato poi l'incontro con i soci per lo scambio degli auguri di Natale.

Il prossimo incontro con i soci è fissato per mercoledì 18 gennaio alle ore 18,30. Tra l'altro si rinnoveranno le tessere, si  effettueranno le nuove iscrizioni  e si proporranno le attività future.

Per mercoledì 11 gennaio alle ore 17,30 è previsto un incontro del gruppo di studio e ricerca che dovrà ulteriormente controllare il libretto sul lavoro svolto lo scorso anno relativo alla festività di San Giovanni Battista e discuterà delle tematiche sull'argomento della superstizione che sarà sviluppato nel corso dei prossimi mesi.


Michele Guirguis - Monte Sirai

Post n°34 pubblicato il 30 Ottobre 2011 da tholos1994
 
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Sala Conferenze dell'Ufficio del Turismo  - Monte Sirai 

Michele Guirguis

I Fenici occupavano i territori che attualmente ospitano il Libano e parte di Israele. Iniziano il loro percorso storico nell'età del Ferro, intorno al 1200 a.C. e si caratterizzano per la loro attività di marinai e mercanti. Fondano insediamenti fino alle sponde dell'Atlantico, in Marocco e in Portogallo. Contrariamente a quanto si pensa non sono loro gli scopritori dell'alfabeto, né i primi produttori di vetro; il loro merito è stato quello di aver diffuso nei territori raggiunti queste nuove conoscenze.
Inoltre nei luoghi toccati da loro si è iniziato ad applicare il modello di città che ha sostituito il villaggio, nel senso che sono comparsi gli elementi caratteristici dell'insediamento urbano: luoghi pubblici, canalizzazioni, impianti idrici.
In realtà i Fenici si fermano nel luogo colonizzato in numero esiguo e creano insediamenti con elementi autoctoni.
In Sardegna il contatto con i Fenici ha indotto miglioramenti tecnici in varie attività, come ad esempio nella lavorazione della ceramica.
Di solito i Fenici si stabiliscono sulla costa, per cui appare singolare la loro presenza a Monte Sirai, un'altura collocata nell'entroterra. Inizialmente si è pensato ad una postazione difensiva, ma con gli scavi si è appurato che si tratta di un normale insediamento con abitazioni, luoghi sacri e una necropoli.
Appare di estrema importanza capire quali rapporti i Fenici instaurano con i Nuragici che già occupano il sito. Allo stato attuale degli scavi prevale l'ipotesi che l'aristocrazia nuragica ha ben accolto gli stranieri venuti dal mare, e collabora con loro fin dalla prima metà dell'VIII secolo a. C.
I Fenici sono attratti dalle risorse minerarie della Sardegna: argento, rame, stagno, ferro. Monte Sirai diventa un caposaldo del controllo territoriale per il trasporto dei metalli che abbondano nel Sulcis-Iglesiente.
A Monte Sirai i Fenici edificano un tempio per la dea Astarte su un nuraghe. Forse era già un luogo sacro dedicato ad una divinità femminile nuragica.
La necropoli di Monte Sirai si trova ai margini dell'abitato lungo una via di collegamento. Sono state scavate 400 sepolture e si stima che siano un terzo del totale. I rituali di sepoltura sono di vari tipi.
Le incinerazioni primarie sono attestate tra il VII e la seconda metà del VI secolo a.C. Il defunto viene cremato nel luogo di sepoltura dove poi si collocano brocche rituali, piatti e altri oggetti del corredo funebre. Si sono trovati inoltre contenitori destinati al consumo di vino durante le cerimonie funebri.
Alla fine del VI secolo compare il rituale della semicombustione. Il defunto viene cremato in parte, poi il fuoco viene spento con liquidi prima che la combustione sia completa e insieme ai resti si trovano nella tomba legni carbonizzati.
Alcune tombe sono definite a cremazione secondaria. Infatti hanno restituito resti di defunti cremati ma non recano tracce di combustione. Ciò significa che la cremazione è avvenuta in altro luogo. Risalgono alla fine del VI secolo e si hanno rari esempi fino al III, II secolo a.C.
L'arrivo di elementi cartaginesi è attestato fin dall'inizio del VI secolo a.C. quando compaiono le tombe a inumazione che segnalano una novità rispetto alla precedente tipologia sepolcrale. Il corredo funebre fa pensare che si tratti di defunti di rango elevato.

Le tombe di Monte Sirai erano segnalate in origine da un piccolo tumulo di pietre o da betili.

Da quanto emerso si può affermare che il rapporto tra Fenici e Sardi sia stato stretto. I Fenici hanno introdotto nuovi elementi che si sono integrati con quelli sardi portando ad una nuova cultura più articolata che prevede l'urbanizzazione e una più definita gerarchizzazione del lavoro.
Quando la Sardegna viene sottomessa dai Cartaginesi perde la sua autonomia.
Anche i rituali funebri cambiano e tra VI e V secolo si nota il massimo della variabilità sepolcrale.
Nelle tombe si trova vasellame attico, pasta vitrea, ambra del Baltico, anelli d'argento e scarabei-sigillo di steatite prodotti in Sardegna a imitazione egiziana.
Alcuni affermano che Fenici e Cartaginesi facessero sacrifici di bambini. Ora da più parti si rigetta questa ipotesi e si pensa semplicemente che ci fosse l'uso di seppellire i piccoli in un luogo a ciò dedicato. La mortalità infantile era allora molto elevata e i resti di feti, neonati o bambini che morivano entro l'anno di età avevano un luogo speciale per la sepoltura, il tof
et (secondo quarto del IV secolo a.C.). Talvolta i bambini erano sepolti vicino agli adulti.
La tomba 316 ha restituito i resti di una donna gravida che stava per partorire.
Il ritrovamento dei resti di un adulto d'età avanzata con evidenti malformazioni fa supporre che ci fosse l'uso di assistere persone non autosufficienti.

L'esposizione dell'argomento ha stimolato numerose domande. La successiva discussione ha chiarito che i reperti di Monte Sirai si trovano nei Musei di Carbonia e di Sant'Antioco, oltre che a Cagliari, Sassari e Oristano.
I rapporti tra Sardi e Fenici sono stati buoni. Del resto se i Nuragici non avessero voluto, i Fenici non avrebbero avuto accesso all'Isola. L'incontro tra le due culture è avvenuto nell'Età del Ferro, un periodo di fermento e di crisi sociale nel Mediterraneo che ha visto il sorgere delle aristocrazie. C'è il massimo sviluppo dei templi a pozzo, e c'è una grande produzione di bronzetti che datano dall'VIII al VII secolo a.C.
Nel VI secolo sono stati i Cartaginesi ad operare una vera aggressione che ha fatto perdere l'autonomia all'Isola. Da allora i Sardi si sono allontanati dalle coste
In Sardegna sono state trovate scarse iscrizioni fenicie di carattere religioso o politico. Non ci sono testimonianze di una scrittura nuragica ma questo nulla toglie alla grandezza dell'antica civiltà sarda. Del resto fino a non molto tempo fa nell'Isola si è mantenuta una forte tradizione di cultura orale.
Non ci sono certezze scientifiche che attribuiscano ai Cartaginesi l'introduzione della talassemia nell'Isola.
Un'altra curiosità riguarda il vino sardo. Sembra che fosse di ottima qualità dato che alcune anfore realizzate a Sant'Imbenia utilizzate per il trasporto del vino sono state trovate a Cartagine, in Spagna e in Etruria.

La fotografia mostra il Tempio di Astarte


Riunione del 19 ottobre 2011

Post n°33 pubblicato il 20 Ottobre 2011 da tholos1994
 
Foto di tholos1994

Durante l'incontro si è parlato della buona riuscita dell'iniziativa "Monumenti aperti" alla quale la Tholos ha aderito con la presenza dei soci nella chiesa di Santa Barbara e nel Palazzo Municipale. Si è confermata la conferenza del 28 ottobre su Monte Sirai mentre la visita al nuraghe Flumenelongu si farà più avanti.

Si è parlato del restauro della Casa Manno e sono emerse delle perplessità sul fatto che la facciata è stata completamente intonacata nascondendo così elementi caratteristici dell'edificio. Anche l'apertura della Porta a Mare che verrà conclusa a dicembre pone interrogativi sui materiali usati e sulla soluzione trovata per ripristinare il passaggio.

Si è poi proposto ai soci di trovare un argomento da sviluppare nel corso dell'anno da parte del gruppo di studio dell'associazione.

Prossimo incontro mercoledì 2 novembre, ore 18,30.

Nella foto: Sezione del nuraghe Flumenelongu di cui si è parlato nel post n° 25 al quale si rimanda.

 
 
 

Riunione del 5 ottobre 2011

Post n°32 pubblicato il 06 Ottobre 2011 da tholos1994
 
Foto di tholos1994

Il presidente Roberto Coghene ha illustrato le attività previste.

Il 15-16 ottobre si svolgerà ad Alghero "Monumenti Aperti" e l'Associazione aderirà garantendo la presenza dei soci in due siti, di cui uno sarà probabilmente la chiesa di Santa Barbara.

Per Venerdì 28 ottobre alle ore 18,30 nella sala Meta (ex Azienda Autonoma) è prevista la conferenza a cura di Michele Guirguis sull'insediamento fenicio-punico di Monte Sirai e nei giorni 5/6 novembre si dovrebbe svolgere la visita al sito.

Il presidente ha già preso contatti con Pietro Alfonso per una relazione sugli scavi dei Bastioni relativi alla Porta a Mare. Durante gli scavi della chiesa di Santa Chiara era già venuto in luce un acciottolato che faceva parte del percorso tra la Porta a Mare e la via Sant'Erasmo. Ciò significa che quando è stata costruita la Chiesa, nel 1647, è stata interrotta la strada.

Si pensa di poter organizzare l'incontro per il mese di novembre.

Per quanto riguarda la mostra sui costumi nuragici realizzati dalla Sig. Demontis si prevede di allestirla per il mese di Gennaio.

Inoltre si è proposto di programmare delle uscite pomeridiane o giornaliere per i prossimi mesi.

Si sono suggerite le seguenti mete: Nuraghe Flumenelongu nella Nurra di Alghero, Monte Minerva, Monte Forte, Le Dune di Baratz, l'Arca di Noè, Bosa, il lago di Baratz.

Per le uscite di una giornata possono essere prese in considerazione: Santa Teresa di Gallura, Monte Arci e il Museo di Pau, Badde Salighes, Cornus e Bonifacio.

Si pensa di effettuare le passeggiate pomeridiane nella giornata di domenica dopo la prima riunione del mese.

La prossima riunione si terrà il 19 ottobre alle ore 18,30.

Foto della Villa Piercy di Badde Salighes


San Giovanni. Le ragioni di una festa

Post n°30 pubblicato il 22 Giugno 2011 da tholos1994
Foto di tholos1994

SAN GIOVANNI. LE RAGIONI DI UNA FESTA

Prima parte

Ha aperto i lavori il presidente Roberto Coghene che ha presentato il gruppo di Studio e Ricerca dell'Associazione Tholos formato da Tina Cossu, Mino Deiana, Pasqualino Mellai, Paola Melas, Lina Premoli coordinato da Giovanna Tilocca.

È intervenuto il presidente della Pro Loco Raniero Selva che ha consegnato alla Tholos una statuetta di Mario Nieddu raffigurante comare-compare abbracciati.

La parola è passata a Giovanna Tilocca

La festa di san Giovanni Battista ha alcune caratteristiche che la rendono unica.

È  l'unica festa che celebra il giorno natale di un santo, e le ore che vanno dal tramonto del 23 giugno all'alba del 24 giugno sono propizie per le pratiche divinatorie, per allontanare da sé ogni male per tutto l'anno e per ogni sortilegio. La mezzanotte è il momento più importante.

È la notte di mezz'estate della quale parla Shakespeare, è una notte di misteri e di prodigi poiché il nostro mondo viene a contatto con il mondo soprannaturale e gli uomini devono stare attenti alle negatività ma possono anche trarne vantaggi.

Queste superstizioni scaturiscono da atteggiamenti dell'uomo che, ignaro dei fenomeni naturali, li vuole controllare. Il suo pensiero ha attraversato i millenni per arrivare fino a noi che ormai abbiamo perso la logica di pratiche tanto lontane nel tempo.

Lo scopo della nostra ricerca è stato quello di ritrovare la memoria del passato per comprendere a fondo le ragioni della festa.

Siamo partiti dalle testimonianze dei primi del novecento per continuare con i ricordi che avevamo della celebrazione che in pratica non veniva più effettuata ad Alghero dai primi anni sessanta per essere ripresa di recente dalla Pro Loco.

Juan Palomba (1911) riferisce che alla vigilia, verso il tramonto, cominciava un vero e proprio pellegrinaggio che durava quasi tutta la notte: molte persone, per voto, vegliavano in chiesa pregando. L'indomani alla mattina, si svolgevano "le funzioni religiose, la sera corse di cavalli, albero della cuccagna, fuochi d'artificio, corse nei sacchi, gare poetiche. Era usanza in questo giorno farsi compari e comari ".

Ramon Clavellet (1879-1912) riporta che nelle bancarelle si vendevano mugnichetas i cavagliucius di pasta dolce.

Le ragazze facevano la prova del piombo  per avere pronostici sul futuro marito. Il piombo veniva fuso e subito versato in un recipiente colmo di acqua fredda. A seconda della forma che assumeva il metallo si facevano previsioni sul mestiere del futuro sposo. I fedeli nella chiesa cantavano i gosos in sardo. All'esterno suoni e canti duravano fino alla mezzanotte quando ci si ritirava a casa lasciando sul luogo i devoti a Bacco. Tutto ciò accadeva la sera del 23 giugno.

Juan Amades (1950) dice che nelle bancarelle si vendevano i bambolotti di pasta dolce. Aggiunge che era usanza fare il bagno a mezzanotte per preservarsi dai mali di un anno intero.

Alla mezzanotte le ragazze lanciavano un garofano dalla finestra. Il futuro marito avrebbe avuto il nome di colui che avrebbe raccolto il garofano.

Le testimonianze dei soci e di altre persone hanno fatto rivivere l'atmosfera della festa presso la chiesa di San Giovanni Battista dove si allineavano le bancarelle di torrone, dolciumi, giocattoli. Naturalmente non mancavano le funzioni sacre dedicate al santo

Ad Alghero vi era poi la particolarità di considerare il 24 giugno il momento adatto per indossare indumenti più leggeri e per fare il primo bagno. Vi era anche il detto "San Giuan lu primè ban". Le madri punivano severamente i figli che trasgredivano tale divieto. Probabilmente si preoccupavano per un eventuale malanno che poteva derivare da un'imprudenza, in tempi nei quali anche un raffreddore non curato poteva diventare pericoloso. Un'altra curiosa consuetudine era quella dell'assunzione di una purga prima dell'inizio della stagione balneare. Si diceva che se non si prendeva la purga sarebbero venute le bollicine.

I festeggiamenti iniziavano la sera del 23 giugno con i fuochi che ciascun rione accendeva. Anche ad Alghero chi saltava il fuoco tenendosi per mano diventava compare e comare.

C'era l'uso per adulti e bambini di andare al mare davanti alla chiesa di San Giovanni alla mezzanotte del 23  o la mattina del 24 per mettere i piedi in acqua. Così si dava l'avvio alla stagione balneare.

A Villanova Monteleone, a Sassari,  a Tempio si facevano i fuochi e li saltavano comari e compari. Per tutta la vita si rimaneva comari e compari.

Facciamo ora un passo indietro e andiamo nell'Ottocento. Possiamo contare su testimonianze di prim'ordine come quella di Alberto della Marmora e del canonico Angius. Della Marmora parla diffusamente del comparatico ad Ozieri e nel nuorese.

Nel nuorese due mesi prima della festa due persone di diverso sesso si scelgono. Alla fine del mese di maggio la donna prende una corteccia di sughero e ne fa un vaso. Lo riempie di terra e vi semina del grano. Dopo venti giorni il grano è cresciuto e viene chiamato erme o nènneri.

Il 24 giugno i due compari accompagnati da molte persone si dirigono verso una chiesetta nei dintorni dove uno dei due lancia il vaso contro la porta.

Viene dunque fatta una frittata con delle erbe e infine, tenendosi per mano ciascuno dei due ripete: "Compare e comare di san Giovanni". La festa finisce con un ballo che dura molte ore.

Lanternari ricorda inoltre che il 24 giugno, era per i romani il  giorno di Fors Fortuna, detto anche dies lampadarum. Infatti c'era l'usanza attestata fino a tempi recenti di andare per i campi con fiaccole accese in onore di Cerere, divinità che incarnava la Terra Madre, che andava alla ricerca della figlia Proserpina. In Sardegna il mese di giugno è detto Lampadas.

Ad Orune, Oniferi, Orotelli, ecc. le ragazze vanno di notte in assoluto silenzio e in tutta solennità a raccogliere l'acqua dai pozzi.

Sempre in silenzio tornano in paese e spruzzano l'acqua su tutte le case. È questa "l'acqua muta" che purifica le abitazioni dagli spiriti malefici e mette in fuga gli animali nocivi.

Lavando il viso e il corpo con l'acqua così raccolta ci si libera da spiriti ossessivi e da malanni.

A Fonni c'è l'usanza di preparare la "Focaccia di fiori" (su cohone de vrores), una focaccia dove vengono inseriti 165 bastoncini che portano sulla cima 160 uccelli e 5 galline. L'aspetto ricorda il nenniri e l'usanza risale al 1865 quando a Fonni vi fu una terribile carestia causata dalle cavallette.

Il canonico Angius nella sua descrizione dei centri abitati della Sardegna non ha trascurato di elencare le feste. Così sappiamo che San Giovanni Battista era una delle principali feste di tutto il Logudoro. I festeggiamenti comprendevano soprattutto corse di cavalli con premi per i vincitori (di solito pezze di stoffe pregiate), fuochi artificiali, danze al suono delle launeddas, canti di improvvisatori, distribuzione  di pane e carne per tutti coloro che giungevano in paese e fuochi che venivano saltati dai ragazzi "non nell'intendimento degli antichi di purificarsi, ma per giuoco".

L'Angius parla anche del comparatico, dei nènniri, e dice che nella vigilia della festa "da molte persone di questo popolo, per la crassa ignoranza in cui giacciono, sin poco dopo la mezzanotte si dà opera alle più assurde superstizioni."

"La loro persistenza prova che il popolo non è ancora sufficientemente istrutto nella religione."

Il santo viene festeggiato tuttora in numerosi centri dell'oristanese, del nuorese, del sassarese mentre manca nel cagliaritano.

Si organizzano ardie, corse di cavalli, sfilate in costume, balli, musica, feste campestri, processioni, falò, distribuzione di pasti a base di prodotti tipici.

 Ad Ozieri è rimasto l'antico rito del "comparatico di San Giovanni", Fogarones e Compares de Santu Juanne.


San Giovanni. Le ragioni di una festa

Post n°29 pubblicato il 22 Giugno 2011 da tholos1994
Foto di tholos1994

SAN GIOVANNI. LE RAGIONI DI UNA FESTA

Seconda parte

Ha preso la parola Paola Melas parlando della festa in Italia, in Europa e nel mondo. 

Riti di fuoco, di acqua, raccolta delle erbe che in questo periodo acquistano il massimo del loro potenziale aromatico e terapeutico, preparazione del nocino con noci non mature, pratiche divinatorie da effettuare con l'albume d'uovo, con le fave, con i cardi, sono alcune tra le usanze più diffuse del 23-24 giugno.

Si è quindi parlato della festa in varie località italiane seguita da una panoramica che ha interessato tutto il mondo. San Giovanni è il patrono di Torino, Genova e Firenze. È la notte delle streghe in Romagna, mentre ad Aci Trezza si mette in scena U pisci a Mari e ad Alcara li Fusi si utilizza una brocca con il collo tagliato per allestire il Muzzuni. Il bue abbellito, il battesimo delle bambole, il sasso scagliato in acqua per purificarsi dai peccati, le cidulas infuocate lanciate in aria, sono alcune delle tradizioni italiane.

L'Europa si caratterizza per le fogueras catalane, i giganti di Dunquerke, il maypole dei paesi anglosassoni, i numerosi fuochi visibili anche da lontano delle località della Baviera, e i suggestivi falò sull'acqua dei paesi scandinavi dove si celebra un giorno tanto lungo che può durare quasi 24 ore. In Russia è la festa di Ivan Kupala o Kupalo e veramente non c'é località dove il 24 giugno non abbia un rilievo speciale.

Nel Quebec è diventato festa nazionale. Il Solstizio delle Nazioni riunisce in un'unica grande celebrazione tutte le etnie presenti nel paese che trovano nel Sole l'elemento unificante delle varie culture autoctone e immigrate. Nel Sud America il culto di san Giovanni ha grande importanza ed è occasione per sfilate, danze e fuochi. Anche in alcune località australiane si ricorda la giornata a cura di immigrati italiani.

SAN GIOVANNI E LA MASSONERIA

 Perché San Giovanni è patrono della Massoneria?

Le antiche confraternite insieme alle religioni del passato avevano ereditato anche la celebrazione dei solstizi.

In particolare avevano accolto istituzioni iniziatorie dai Greci, dagli Egiziani, dai Romani che usavano festeggiare i solstizi. Le confraternite avevano come protettore Giano bifronte il cui culto coincideva con i solstizi.

Giano era la divinità dalla doppia faccia. Una rappresentava il passato, la ricchezza degli antichi, mentre l'altra era il futuro, il progredire del cammino umano.

Con l'avvento del cristianesimo la Chiesa non poteva ignorare i due momenti del percorso solare così sentiti dalle plebi rurali e ha inserito i due santi nelle due date del 24 giugno e del 27 dicembre.

Chi meglio dei due Giovanni avrebbe potuto sostituire il dio bifronte? Sotto il nome di S. Giovanni la Massoneria coltiva l'antico culto filosofico di Giano.

Questi due santi con l'avvento del Cristianesimo hanno sostituito il culto solare che in passato si festeggiava con i solstizi: la festa del Battista ricorre nel solstizio estivo, quella dell'Evangelista nel solstizio invernale.

L'ordine monastico dei Cavalieri di Malta, conosciuti come Cavalieri di San Giovanni, hanno una denominazione mutuata dalla scelta di San Giovanni Battista come loro protettore.

 

LA FIGURA DEL BATTISTA

Il Vangelo di Luca inizia dalla nascita di Giovanni. Egli dice che un giorno Zaccaria faceva le funzioni di sacerdote quando gli apparve un Angelo che gli disse: Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie ti darà un figliuolo al quale porrai nome Giovanni.

Sei mesi dopo l'Arcangelo Gabriele fu mandato da Maria per annunciare la nascita di Gesù. Saputo dall'Angelo che Elisabetta era nel suo sesto mese di gravidanza Maria si mise in viaggio per andare a trovarla.

Salutò Elisabetta e il bambino tripudiò nel suo seno. Elisabetta rispose al suo saluto dicendo: Te benedetta fra le donne e benedetto il frutto del ventre tuo. Non appena il tuo saluto giunse al mio orecchio il mio bambino è trasalito di gioia nel mio seno.

Compiuto il tempo, nacque il bambino e l'ottavo giorno si praticò la circoncisione. Volevano chiamarlo Zaccaria, come suo padre, ma sua madre disse: No, si chiamerà Giovanni.

Chiesero a Zaccaria ed egli scrisse su una tavoletta il nome di Giovanni.

Divenuto adulto Giovanni andò predicando il battesimo di penitenza in remissione dei peccati. Aveva un vestito di peli di cammello, portava ai fianchi una cintura di cuoio, e si cibava di locuste e di miele selvatico.

Quando gli chiedevano di Gesù rispondeva:"Colui che viene dopo di me , mi è passato innanzi, perché era prima di me."

In seguito precisò: "È necessario che egli cresca ed io invece diminuisca". (Giovanni 3,30)

Gesù  fu battezzato da Giovanni. Mentre egli pregava si aprì il cielo: Lo Spirito Santo scese su di lui in forma di colomba e si udì una voce che diceva: "Tu sei il mio Figliuolo diletto: in te mi sono compiaciuto."

Giovanni aveva detto ad Erode: "Non ti è lecito ritenere per moglie la sposa di tuo fratello" e a causa delle sue parole fu incarcerato.

Erode fece un banchetto ed essendo entrata a ballare la figlia di Erodiade il re la esortò a chiedergli qualsiasi cosa. La fanciulla si consigliò con sua madre e domandò la testa del Battista.

A malincuore Erode la accontentò.

 IL SOLSTIZIO D'ESTATE

Il solstizio d'estate è un periodo di stasi. Infatti il sole il 21 giugno sembra fermarsi, sorgendo e tramontando sempre nello stesso punto sino al 24 giugno (per quello invernale il 25 Dicembre) quando ricomincia a muoversi cambiando direzione e spostandosi gradualmente sempre più a sud sull'orizzonte (a nord per quello invernale). Il 21 giugno è conosciuto come il giorno più lungo dell'anno ed è l'evento astronomico più celebrato, ricordato e amato in tutte le civiltà dell'emisfero settentrionale.

È il momento in cui il Sole si trova in precario equilibrio e anticamente si svolgevano riti perché l'astro riprendesse il suo regolare percorso.

I solstizi sono momenti di passaggio, sono momenti di crisi da superare. Il sole si ferma e poi inverte il senso del suo percorso.

Per le antiche culture il sole era la divinità più potente e si può ben comprendere perché questi momenti di passaggio fossero seguiti col massimo dell'attenzione.

Che cosa occorreva fare perché il luminoso astro ritornasse ai suoi ritmi consueti? Che cosa voleva dagli uomini?

Questo fenomeno oggi passa inavvertito ma non era così nel passato. Gli studiosi pensano che la capacità di osservare la natura e di interpretare i suoi segni fosse presente negli uomini fin dal Paleolitico. Osservando il cielo dall'interno della caverna si poteva vedere una porzione di cielo che metteva in evidenza i cambiamenti che avvenivano nel percorso del sole e della luna. Queste osservazioni condussero alla conclusione che le posizioni dei due corpi celesti si ripetevano ciclicamente.

Recenti studi hanno aperto scenari veramente nuovi e di estremo interesse sulla consapevolezza dell'uomo riguardo alla dimensione temporale e riguardo l'osservazione degli eventi astrali.

Secondo una etnoastronoma francese, Chantal Jégues-Wolkiewiez, a Lascaux sarebbe rappresentata un'antica mappa del cielo. I dipinti della Sala dei Tori erano fatti in modo che venissero rischiarati dal Sole morente del solstizio d'estate, forse perché  il solstizio d'estate era un periodo speciale, che serviva come punto di riferimento per la misurazione del tempo durante l'Era paleolitica.

Nel neolitico ci fu un momento in cui si costruirono complesse strutture megalitiche come quella di Stonehenge. Ormai pare appurato che tali strutture fossero studiate in modo da indicare i punti fondamentali del cammino apparente del sole nel cielo così da offrire un calendario che mostrasse i momenti propizi per le semine e i raccolti.

IN SARDEGNA

Non possiamo sapere se i gruppi di Neolitici approdati sulle coste della Sardegna dopo la fine dell'ultima glaciazione (avvenuta 10.000 anni fa) avessero un loro metodo per misurare il tempo in quanto non abbiamo reperti che ci possano dare testimonianze in questo senso. Ma osservando alcuni monumenti  si sono riscontrate delle particolarità che fanno pensare proprio ad una loro dislocazione funzionale all'individuazione di solstizi ed equinozi.

Nel cuore dell'Isola di Sant'Antioco è possibile visitare un cromlech, sa Corona 'e Marroccus. Si può ipotizzare che fosse un antichissimo osservatorio astronomico, segnale di come l'uomo preistorico sardo osservava attentamente la volta celeste e teneva il computo del tempo.

In Sardegna alcuni pozzi sacri e tombe dei giganti sono direzionati verso l'alba dell'equinozio di primavera. Nel pozzo di Santa Cristina durante gli equinozi di primavera e d'autunno, un tempo era il sole a illuminare il fondo del pozzo, facendo passare i suoi raggi attraverso la gradinata.

NEL NURAGICO

Mino Deiana ha quindi preso la parola per illustrare recenti studi sulla misurazione del tempo in Sardegna.

Danilo Scintu nel suo libro "Le torri del cielo" ha osservato che al solstizio d'estate il sole illumina la nicchia frontale all'ingresso del piano superiore del nuraghe Aiga di Abbasanta.

A mezzogiorno nel solstizio d'estate il sole entra dal foro apicale della cupola e va a illuminare la nicchia frontale all'ingresso. Per ottenere questo effetto occorre calcolare i movimenti del sole, le esatte dimensioni di cupola, di base e di posizionamento della nicchia. Pare che la nicchia ospitasse la sepoltura di una persona importante, forse un eroe nuragico.

Secondo Leonardo Melis le feritoie di alcuni nuraghi come Santa Barbara di Villanova Truschedu, Arrubiu di Orroli, Losa di Abbasanta, servivano per indicare i solstizi e gli equinozi.


Scegliere la patria. Il Risorgimento in Sardegna

Post n°21 pubblicato il 08 Aprile 2011 da tholos1994
 
Foto di tholos1994

Conferenza del Prof. Aldo Accardo

La Sardegna ha festeggiato i 150 anni dell'Unità d'Italia e questa è stata un'occasione per ripercorrere le tappe della nostra storia dal 1720 quando di fatto l'Isola passò ai Savoia che subentrarono agli spagnoli nel dominio..

La Sardegna ha celebrato l'evento con numerose iniziative e senza tante polemiche.

Il Risorgimento è stato un movimento di giovani, di donne, ed è stato un  movimento europeo che chiedeva l'indipendenza nazionale e la libertà politica. Tra i suoi protagonisti spiccano artisti, letterati, musicisti, poeti. Si poneva contro il feudalesimo, i privilegi, e il potere assoluto.

In quel periodo vi era la concezione patrimoniale dello Stato per cui lo Stato era proprietà dei sovrani che come proprietari potevano farne ciò che volevano. Ciò comportava che i territori di uno stato fossero riuniti nella persona del sovrano. I Savoia possedevano il Piemonte, il Monferrato, Nizza, Savoia, Oneglia.

Quando consegnano la Sardegna ai Savoia gli Spagnoli impongono che vengano mantenuti le leggi e i privilegi concessi da loro. Per problematiche internazionali i Savoia non possono introdurre in Sardegna nuove leggi. Nel 1760 il ministro Bogino attua una riforma nell'Università dando le cattedre a professori che hanno portato in Sardegna la cultura dell'Illuminismo.

Sull'onda della Rivoluzione francese ci fu in Sardegna un movimento guidato dall'Angioy che però non sortì risultati.

Dal 1799 al 1714/16 la corte sabauda in fuga dal Piemonte stazionerà in Sardegna e questo porterà nell'Isola una restaurazione anticipata, precedente il Congresso di Vienna. L'Isola non conoscerà l'età napoleonica, il codice napoleonico e questo peserà sul suo futuro.

Legata al medioevo, dal 1814 al 1817 vive in una cappa asfittica di vecchio regime. Dopo il 1843-44 il giobertismo inizia a far circolare nuove idee. In Piemonte Carlo Alberto fa delle riforme e in Sardegna si chiede la fusione. Giuseppe Manno spinge perché la fusione avvenga.

Nel 1847 il Regno di Sardegna cessa di esistere.

S. Satta  paragona la fine del regno alla morte di una madre e scrive questi versi: "Voi fatele una bara d'elce e sprofondatela in mare senza pianti"

La Sardegna ha dato un tributo all'unificazione con la guerra doganale, nelle trincee del Carso, e in altre occasioni.

Guerra doganale: Crispi volle salvare la nascente industria italiana del nord che era ancora debole e poco concorrenziale. Produceva a costi molto alti e con qualità inferiore.  si imposero dazi sui prodotti che giungevano dalla Francia. I Francesi colpirono allora il settore dell'allevamento e dell'agricoltura danneggiando soprattutto Sardegna e Puglia. Tra il 1887 e il 1888 gli allevatori sardi vendono il 95% in meno fuori dall'isola. Il provvedimento dunque costò fame, miseria, distruzione del territorio perché gli allevatori dovettero cercare altre risorse.

Lavori di restauro della Casa Manno

Restauri nella casa Manno

Infine il prof. Accardo ha parlato del museo Manno che troverà posto nella casa di Giuseppe Manno, una volta restaurata. Il restauro verrà completato entro giugno. Quindi si inizierà a lavorare per l'allestimento del museo che dovrà avere un rilievo nazionale. Tre piani dell'edificio saranno adibiti ad esposizione mentre il quarto piano ospiterà uffici. In effetti si sta restaurando la parte più lontana dal fronte strada mentre la parte anteriore ospiterà una struttura particolare.

Conferenza: Scegliere la patria. Il Risorgimento in Sardegna

Post n°20 pubblicato il 31 Marzo 2011 da tholos1994
Foto di tholos1994

Comunicato stampa conferenza associazione Tholos

In occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, l'associazione Tholos, con il patrocino dell'Assessorato al Turismo del Comune di Alghero e della Fondazione Meta, ha organizzato una conferenza dal titolo "Scegliere la Patria. Il Risorgimento in Sardegna", che si terrà in data venerdì 1 aprile, alle ore 18,30, nei locali dell'Ufficio Turistico di Alghero a Porta Terra.


Relatore sarà il prof. Aldo Accardo, docente di Storia contemporanea nell'Università di Cagliari e coordinatore del Comitato sardo per le celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia, ricorrenza che vede fiorire un gran numero di iniziative culturali in tutto il Paese.
Quale è stato il ruolo della Sardegna nella realizzazione del progetto politico unitario? Si tratta solamente dell'estensione formale dei confini del Regno di Sardegna fino a comprendere l'Italia intera?
Chi ne sono stati i protagonisti e quale è stata la strategia di comunicazione e la costruzione del consenso, le aspettative e le speranze dei sardi? In definitiva, cosa è stato il Risorgimento visto dalla Sardegna? Queste le tematiche e gli interrogativi a cui darà risposta il prof. Accardo, che insieme allo studioso Nicola Gabriele ha dedicato a queste tematiche un libro di recente pubblicazione edito da Donzelli.

In occasione della conferenza verranno proiettate alcune immagini sul progetto del museo dedicato a Giuseppe Manno che verrà allestito nella casa natale dell'illustre storico e statista algherese, nel museo, infatti, verranno accolti la biblioteca e i preziosi cimeli della Fondazione G.Siotto di cui il relatore è presidente.
 

 
 
 

Riunione del 30 marzo 2011

Post n°19 pubblicato il 30 Marzo 2011 da tholos1994
Foto di tholos1994

2006 Vecchio ospedale prima del restauro

Il 30 marzo ci sarà una riunione straordinaria per parlare dei viaggi in programma e della conferenza che si sta organizzando per il primo aprile. Quindi l'appuntamento ai soci è per stasera alle ore 18,30.

RIUNIONE DEL 30 MARZO

Si è parlato della conferenza che si terrà venerdì 1 aprile alle ore 18,30 nella Sala Conferenze dell'Ufficio Turistico di Piazza Porta Terra. Il relatore è Aldo Accardo, docente di Storia Contemporanea all'Università di Cagliari e coordinatore del Comitato Sardo per le Celebrazioni dei 150 anni dell'Unità d'Italia.

Il titolo è "Scegliere la patria - il Risorgimento in Sardegna".

 

Il re in Sardegna

Si è poi esposto il programma del viaggio nell'iglesiente. L'itinerario comprende la visita della necropoli punica di  Monte Sirai a Carbonia, del Museo Archeologico, Tophet, museo etnografico, Villaggio ipogeo e Forte Sabaudo a Sant'Antioco sabato 7 maggio.

L'indomani si andrà a Porto Flavia e al Tempio di Antas.

La prossima riunione è prevista per il primo mercoledì di aprile alle ore 18,30.

 
 
 

Riunione del 16 marzo 2011

Post n°18 pubblicato il 18 Marzo 2011 da tholos1994
Foto di tholos1994

 

Riunione del 16 marzo 2011

Il presidente commenta la visita del museo Sanna di domenica 6 marzo e precisa che è stata soddisfacente, con apprezzamento della guida dell'archeologa Lavinia Foddai.

Fa la proposta di una futura visita al sito di Monte d'Accoddi per la quale occorre prenotarsi.

Per il viaggio in Andalusia ormai è tutto definito, mentre manca il preventivo per i due giorni nell'Iglesiente.

La prossima riunione si terrà il primo mercoledì di aprile (ore 18,30) mentre l'incontro del gruppo di studio San Giovanni si farà anche mercoledì 30 marzo.

Tricolore sulla Torre di Porta Terra

Il presidente Roberto Coghene ha voluto dedicare un pensiero alla ricorrenza del 17 marzo, ricordando che l'unità d'Italia è stata raggiunta con il sacrificio di tanti uomini e donne che credevano in questo progetto politico che ha avuto origine quale estensione del Regno di Sardegna.

Come ha sottolineato il Presidente della Repubblica, l'unità di tanti piccoli stati ha evitato che un'Italia frammentata divenisse preda di altre potenze europee e ha consentito che lo stato unitario al contrario diventasse uno dei paesi più avanzati e progrediti nel mondo. L'auspicio è che gli italiani tutti sentano forte il valore dell'unità, da coltivare con gli strumenti che la democrazia offre, e che non debbano mai accorgersi di quanto questo valore sia importante attraversando momenti di grande difficoltà come la storia ci insegna, e l'attualità dei nostri giorni, vedi la catastrofe del Giappone, ci propone tragicamente. 

Porta Terra

 

 

 

Archeol. dott. Alberto Gavini: I culti orientali nell'Africa Romana - Archeologia ed epigrafia

Post n°11 pubblicato il 30 Novembre 2010 da tholos1994
Foto di tholos1994

Sistro, strumento musicale collegato al culto di Iside

I CULTI ORIENTALI NELL'AFRICA ROMANA

Archeologia ed epigrafia

Dott. Alberto Gavini

Archeologo - Borsista di ricerca della Regione Autonoma della Sardegna

 

Venerdì 26 novembre alle ore 18,30 si è tenuta, a cura dell'Associazione Tholos, la conferenza dal titolo "I culti orientali nell'Africa Romana - Archeologia ed epigrafia". Il relatore è stato l'archeologo e socio della Tholos Alberto Gavini che ha presentato i risultati del suo studio effettuato grazie ad una borsa di ricerca della Regione Sardegna. Era presente Attilio Mastino, Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Sassari e professore ordinario di Storia Romana che è stato il responsabile scientifico della ricerca in oggetto. 

L' esposizione dell'argomento, corredata da diapositive, ha illustrato al numeroso pubblico presente l'entità e l'importanza dei culti giunti nei territori dell'Africa Romana, dalla Libia al Marocco, provenienti dal vicino oriente (Turchia, Siria, Egitto, Persia) tramite militari e mercanti.

Il taglio della conferenza era decisamente di natura scientifica e nulla è stato concesso ad ipotesi o congetture. C'è stata la puntuale analisi di edifici, di reperti e di epigrafi che dimostrano come nei territori esaminati fossero presenti i culti di Mitra, adorato nella Persia, di Cibele, dea della Turchia, e della dea egiziana Iside associata a Serapide che aveva sostituito Osiride.

Di seguito riporto una sintesi dei contenuti della conferenza.

 I CULTI ORIENTALI NELL'AFRICA ROMANA   -  Archeologia ed epigrafia

Le religioni orientali erano molto praticate a Roma e nell'impero romano. I culti orientali arrivavano dalle loro terre d'origine, l'odierna Turchia, la Siria, l'Iran e l'Egitto. Le divinità erano Mitra, adorato nella Persia, Cibele, dea della Turchia, la dea egiziana Iside associata a Serapide che aveva sostituito Osiride. I loro culti si diffusero a Roma e in tutto l'impero grazie  a militari e mercanti.

La ricerca del dott. Gavini riguardava i territori dell'Africa mediterranea che vanno dalla Libia al Marocco. In particolare  sono stati oggetto di studio i ritrovamenti nelle antiche città e località di Cartagine, Utica, Thougga, Bulla Regia, Simitthus, Haidra.

 Cartagine venne distrutta nel 146 a.C. e  Utica, che si era alleata con Roma, divenne capitale della prima Provincia Romana in Africa. Cartagine venne condannata alla damnatio memoriae, una pratica che comportava l'eliminazione di tutto ciò che poteva ricordare alle future generazioni l'esistenza di persone o luoghi che erano stati particolarmente odiati. La città fu in seguito ricostruita poiché la sua posizione era strategica per Roma. Dopo alcuni tentativi falliti risorse sotto Augusto col nome di Colonia Julia Carthago.

A Cartagine era vivo il culto di Iside e Serapide, dio greco-egizio che sostituì Osiride. Iside è raffigurata con il sistro, strumento musicale che veniva agitato durante le cerimonie per produrre dei suoni.

Il culto di Iside è attestato anche in Sardegna dal ritrovamento dell'ara di Bubastis a Porto Torres. L'ara di Bubastis, esposta nell'Antiquarium di Porto Torres, è un reperto di grande importanza dal punto di vista religioso, storico e artistico. Nell'ara c'è una dedica a Bubastis (dea egizia Bastet) e tra le decorazioni si vedono due serpenti e un sistro riconducibili al culto di Iside. L'ara consente di datare l'introduzione di culti orientali in Sardegna fin dal I secolo d.C. Forse l'altare faceva parte di un tempio dedicato a Iside.

A Cartagine si sono trovati templi di Iside con iscrizioni bilingui greche e romane e questo testimonia la frequentazione degli edifici da parte di fedeli provenienti da varie zone dell'Impero. Il rinvenimento della statua di un babbuino mancante del muso e degli occhi potrebbe essere il segno di una intolleranza in epoca cristiana che portò alle mutilazioni. Il babbuino era la raffigurazione di Thot, il dio egizio della saggezza.

 Nell'Africa mediterranea è attestato inoltre il culto di Mitra proveniente dalla Persia (attuale Iran). I fedeli venivano fatti discendere in un ambiente sotterraneo ricoperto da assi di legno che lasciavano degli spazi. Quindi il toro, simbolo di potenza fecondatrice intatta e potente, veniva colpito con una lama. Così il sangue, che faceva rinascere a nuova vita, colava attraverso le fessure sul fedele che, a seconda del grado di iniziazione, riceveva una purità rituale che durava per 20 anni o per tutta la vita.

Anche il culto di Cibele aveva come rito fondamentale il taurobolio. Questo rito venne descritto da Prudenzio nel IV secolo d.C. Il  ritrovamento di un altare criobolico testimonia un rito, il criobolio in onore di Cibele, la Magna Mater. Nel criobolio si sacrificava un ariete al posto del toro con le stesse modalità del taurobolio. Si ricorda che i sacerdoti di Cibele erano evirati; uno dei miti narra che Cibele si innamorò di Attis che tradì la dea e, pentitosi, si evirò.

Nella romanizzazione del culto ci fu la sostituzione dell'evirazione col sacrificio, offerto alla dea, dei genitali del toro sacrificato (taurobolium). In virtù di tale innovazione anche i cittadini romani entrarono a far parte del sacerdozio della dea. Il culto della Magna Mater Cibele prevedeva il sacerdozio femminile, mentre il culto di Mitra era essenzialmente maschile.

Alcuni imperatori romani furono particolarmente devoti  ad Iside e a Serapide, il dio venerato nell'Egitto ellenistico che unisce elementi di Osiride e di Api in una forma antropizzata. L'imperatore Adriano giunse a edificare un Serapeo nella sua villa di Tivoli.

Ad Haidra, nella Tunisia occidentale, si trova la Basilica I di Melleus dove era presente un blocco con un'iscrizione relativa a Giove Dolicheno, divinità guerriera con l'abito tipico dei militari romani e con il berretto frigio. Tale divinità era originaria di Doliché (Turchia) e venne introdotta nel culto romano dopo l'annessione della Siria (71 d.C.). Il suo culto fu accolto con grande favore nel mondo romano, dove venne associato a quello di Giove Ottimo Massimo.

Da quanto è emerso nella conferenza scaturiscono alcune riflessioni. Nell'impero romano la religione si era veramente unificata e qualsiasi territorio accoglieva le divinità di altre località, pur con discernimento, talvolta adattandole o sovrapponendole alle proprie. Dobbiamo concludere che i Romani fossero particolarmente aperti verso le altrui religioni.

Per noi questo atteggiamento è difficile da capire in profondità. Il pensiero si rivolge al nostro mondo che va verso la globalizzazione e che ci pone delle sfide veramente difficili.

 

 

Il Castello Aragonese di Sassari

Post n°9 pubblicato il 01 Novembre 2010 da tholos1994
Foto di tholos1994

CONFERENZA DELL'ARCHEOLOGO LUCA SANNA

Sabato 30 ottobre 2010 h 18 - Sala dell'Ufficio del Turismo

SCAVI DEL CASTELLO ARAGONESE DI SASSARI

 

Nel 2008 nel corso di lavori pubblici in Piazza Cavallino de Honestis a Sassari sono venuti alla luce i resti del vecchio Castello Aragonese edificato tra il 1326 e il 1331 e, con delibera unanime del 1867, raso al suolo con la dinamite nel 1877. Si costruì poi la Caserma Lamarmora.

Si pensava che fosse rimasto poco o niente ma gli archeologi intervenuti nel sito per esplorarlo hanno fatto ricredere gli scettici.

Lo scavo è durato due anni con comprensibili grossi disagi per la cittadinanza. Si è utilizzato il metodo stratigrafico anche se talvolta si sono impiegati mezzi meccanici. Lo scavo ha messo in luce:

Il fossato delle mura

Il fossato del Castello

Il silos-prigione

Il barbacane

Ceramica di produzione locale

Riempimento del fossato

Acquedotto  del 1880

Monumento ai Caduti di Dogali (1890)

Rifugio antiaereo

 

Si è trovata una galleria di controscarpa con due piani sovrapposti lunga 90 m in parte tagliata nella roccia e in parte costruita. Sulla parete che dà all'esterno si aprono in ogni piano 15 bocche da fuoco per artiglieria leggera puntate contro la città.

Non si sa se il fossato attorno al Castello fosse umido o asciutto  ma la presenza di canalette di deflusso fanno pensare che non contenesse acqua.

Si è evidenziata una strada "coperta", chiamata così non perché era provvista di volta, ma perché era "coperta" dal tiro nemico. Eventuali nemici non potevano raggiungerla con i loro proiettili.

 

Procedendo nei lavori si è trovato un grosso silos scavato nella roccia usato per conservare derrate alimentari. Dal XVI secolo il Sant'Uffizio lo usò come prigione. Nelle sue pareti si trovano scolpiti crocifissi e Madonne. Alcuni disegni a carboncino riproducono persone con spade e processioni. Vi si trova anche la riproduzione di un  pesce. Sono opera di detenuti rinchiusi nel silos-prigione fino al XVII secolo.

 

Il silos e il fossato hanno restituito inoltre abbondanti scarti di produzione di maioliche senza decorazione e numerosi distanziatori, cioè triangoli di ceramica recanti un marchio che servivano per sistemare le scodelle da cuocere nel forno senza che venissero a contatto tra di loro.

Questo ritrovamento è molto importante poiché ci dice che la maioliche policrome ritrovate a Sassari e anche ad Alghero provengono da una fabbrica di maioliche sassarese. Le decorazioni imitano disegni spagnoli e genovesi e fino ad ora si era pensato che provenissero da quei territori.

Le maioliche sono datate fine 1500-inizi 1600.

Al momento di riempire il fossato si sono utilizzati vari materiali e tra questi vi era la "spazzatura" delle fabbriche di ceramica.

 

Tra le altre opere si è poi trovata una struttura circolare che si è rivelata essere una fontana risalente all'inaugurazione dell'Acquedotto nel 1880, poi ricoperta.

Ma le sorprese non finiscono qui. Infatti adagiato dentro una fossa giaceva un grosso masso parzialmente lavorato che non aveva alcuna funzione apparente. Si è cercato di capire che cosa fosse e si è scoperto che era un monumento mancato. Infatti i Sassaresi volevano erigere un monumento ai Caduti della battaglia di Dogali del 1887e nel 1890 hanno accolto la proposta di commemorarli con un nudo masso. Il masso, prelevato da una località nei dintorni di Sassari, fu a gran fatica portato nella piazza dove si intendeva collocarlo. Ma l'impatto dell'opera non piacque e si decise di non erigere il monumento. Allora, anziché riportarlo indietro, si pensò bene di interrarlo, cosa che si è ripetuta anche in occasione del suo recente casuale ritrovamento.

 

Gli scavi hanno riportato alla memoria un altro manufatto: il rifugio antiaereo che riguarda il Castello solo molto parzialmente in quanto interessa marginalmente la zona del fossato. Si tratta di una galleria lunga 250 m, alta e larga circa 3m, 3,5m che arriva fin sotto il Palazzo delle Poste. Il rifugio fu completato due anni dopo la fine della seconda guerra mondiale e i due grattacieli lo hanno usato come scolo. È una struttura interessante e potrebbe trovare una funzione utile per la città.

I risultati del lavoro di scavo sono stati esposti nelle sale della Frumentaria. C'è la proposta di fare una mostra permanente a Palazzo Ducale. Evidentemente la soluzione di rendere fruibile il sito anziché ricoprirlo si è rivelata impraticabile. La città avrebbe sicuramente tratto vantaggi dalla possibilità di inserire il sito in un circuito di visite, ma sembra proprio che ai sassaresi quella costruzione appaia ancora ostile e tetra.

 

Archeol. dott. Alberto Gavini: I culti orientali nell'Africa Romana - Archeologia ed epigrafia

Post n°11 pubblicato il 30 Novembre 2010 da tholos1994
Foto di tholos1994

Sistro, strumento musicale collegato al culto di Iside

I CULTI ORIENTALI NELL'AFRICA ROMANA

Archeologia ed epigrafia

Dott. Alberto Gavini

Archeologo - Borsista di ricerca della Regione Autonoma della Sardegna

 

Venerdì 26 novembre alle ore 18,30 si è tenuta, a cura dell'Associazione Tholos, la conferenza dal titolo "I culti orientali nell'Africa Romana - Archeologia ed epigrafia". Il relatore è stato l'archeologo e socio della Tholos Alberto Gavini che ha presentato i risultati del suo studio effettuato grazie ad una borsa di ricerca della Regione Sardegna. Era presente Attilio Mastino, Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Sassari e professore ordinario di Storia Romana che è stato il responsabile scientifico della ricerca in oggetto. 

L' esposizione dell'argomento, corredata da diapositive, ha illustrato al numeroso pubblico presente l'entità e l'importanza dei culti giunti nei territori dell'Africa Romana, dalla Libia al Marocco, provenienti dal vicino oriente (Turchia, Siria, Egitto, Persia) tramite militari e mercanti.

Il taglio della conferenza era decisamente di natura scientifica e nulla è stato concesso ad ipotesi o congetture. C'è stata la puntuale analisi di edifici, di reperti e di epigrafi che dimostrano come nei territori esaminati fossero presenti i culti di Mitra, adorato nella Persia, di Cibele, dea della Turchia, e della dea egiziana Iside associata a Serapide che aveva sostituito Osiride.

Di seguito riporto una sintesi dei contenuti della conferenza.

 I CULTI ORIENTALI NELL'AFRICA ROMANA   -  Archeologia ed epigrafia

Le religioni orientali erano molto praticate a Roma e nell'impero romano. I culti orientali arrivavano dalle loro terre d'origine, l'odierna Turchia, la Siria, l'Iran e l'Egitto. Le divinità erano Mitra, adorato nella Persia, Cibele, dea della Turchia, la dea egiziana Iside associata a Serapide che aveva sostituito Osiride. I loro culti si diffusero a Roma e in tutto l'impero grazie  a militari e mercanti.

La ricerca del dott. Gavini riguardava i territori dell'Africa mediterranea che vanno dalla Libia al Marocco. In particolare  sono stati oggetto di studio i ritrovamenti nelle antiche città e località di Cartagine, Utica, Thougga, Bulla Regia, Simitthus, Haidra.

 Cartagine venne distrutta nel 146 a.C. e  Utica, che si era alleata con Roma, divenne capitale della prima Provincia Romana in Africa. Cartagine venne condannata alla damnatio memoriae, una pratica che comportava l'eliminazione di tutto ciò che poteva ricordare alle future generazioni l'esistenza di persone o luoghi che erano stati particolarmente odiati. La città fu in seguito ricostruita poiché la sua posizione era strategica per Roma. Dopo alcuni tentativi falliti risorse sotto Augusto col nome di Colonia Julia Carthago.

A Cartagine era vivo il culto di Iside e Serapide, dio greco-egizio che sostituì Osiride. Iside è raffigurata con il sistro, strumento musicale che veniva agitato durante le cerimonie per produrre dei suoni.

Il culto di Iside è attestato anche in Sardegna dal ritrovamento dell'ara di Bubastis a Porto Torres. L'ara di Bubastis, esposta nell'Antiquarium di Porto Torres, è un reperto di grande importanza dal punto di vista religioso, storico e artistico. Nell'ara c'è una dedica a Bubastis (dea egizia Bastet) e tra le decorazioni si vedono due serpenti e un sistro riconducibili al culto di Iside. L'ara consente di datare l'introduzione di culti orientali in Sardegna fin dal I secolo d.C. Forse l'altare faceva parte di un tempio dedicato a Iside.

A Cartagine si sono trovati templi di Iside con iscrizioni bilingui greche e romane e questo testimonia la frequentazione degli edifici da parte di fedeli provenienti da varie zone dell'Impero. Il rinvenimento della statua di un babbuino mancante del muso e degli occhi potrebbe essere il segno di una intolleranza in epoca cristiana che portò alle mutilazioni. Il babbuino era la raffigurazione di Thot, il dio egizio della saggezza.

 Nell'Africa mediterranea è attestato inoltre il culto di Mitra proveniente dalla Persia (attuale Iran). I fedeli venivano fatti discendere in un ambiente sotterraneo ricoperto da assi di legno che lasciavano degli spazi. Quindi il toro, simbolo di potenza fecondatrice intatta e potente, veniva colpito con una lama. Così il sangue, che faceva rinascere a nuova vita, colava attraverso le fessure sul fedele che, a seconda del grado di iniziazione, riceveva una purità rituale che durava per 20 anni o per tutta la vita.

Anche il culto di Cibele aveva come rito fondamentale il taurobolio. Questo rito venne descritto da Prudenzio nel IV secolo d.C. Il  ritrovamento di un altare criobolico testimonia un rito, il criobolio in onore di Cibele, la Magna Mater. Nel criobolio si sacrificava un ariete al posto del toro con le stesse modalità del taurobolio. Si ricorda che i sacerdoti di Cibele erano evirati; uno dei miti narra che Cibele si innamorò di Attis che tradì la dea e, pentitosi, si evirò.

Nella romanizzazione del culto ci fu la sostituzione dell'evirazione col sacrificio, offerto alla dea, dei genitali del toro sacrificato (taurobolium). In virtù di tale innovazione anche i cittadini romani entrarono a far parte del sacerdozio della dea. Il culto della Magna Mater Cibele prevedeva il sacerdozio femminile, mentre il culto di Mitra era essenzialmente maschile.

Alcuni imperatori romani furono particolarmente devoti  ad Iside e a Serapide, il dio venerato nell'Egitto ellenistico che unisce elementi di Osiride e di Api in una forma antropizzata. L'imperatore Adriano giunse a edificare un Serapeo nella sua villa di Tivoli.

Ad Haidra, nella Tunisia occidentale, si trova la Basilica I di Melleus dove era presente un blocco con un'iscrizione relativa a Giove Dolicheno, divinità guerriera con l'abito tipico dei militari romani e con il berretto frigio. Tale divinità era originaria di Doliché (Turchia) e venne introdotta nel culto romano dopo l'annessione della Siria (71 d.C.). Il suo culto fu accolto con grande favore nel mondo romano, dove venne associato a quello di Giove Ottimo Massimo.

Da quanto è emerso nella conferenza scaturiscono alcune riflessioni. Nell'impero romano la religione si era veramente unificata e qualsiasi territorio accoglieva le divinità di altre località, pur con discernimento, talvolta adattandole o sovrapponendole alle proprie. Dobbiamo concludere che i Romani fossero particolarmente aperti verso le altrui religioni.

Per noi questo atteggiamento è difficile da capire in profondità. Il pensiero si rivolge al nostro mondo che va verso la globalizzazione e che ci pone delle sfide veramente difficili.


La nostra attività

Post n°3 pubblicato il 20 Maggio 2010 da tholos1994
Foto di tholos1994

LA NOSTRA ATTIVITA'

 

Ecco un elenco dell'attività svolta dalla Tholos negli scorsi anni. Dall'elenco mancano i primi anni dei quali non ho preso nota.

8-10 dicembre 1995: VIAGGIO IN TUNISIA

1 marzo 1998: visita al Nuraghe Flumenelongu

8 marzo 1998: Passeggiata a punta Giglio

19 aprile 1998: S.Antioco di Bisarcio. Santa Maria del Regno di Ardara

31 maggio 1998: Bitti - Su Romanzesu

18 ottobre 1998: Necropoli in località  Monte Siseri - S'incantu. (Putifigari). S. Maria di Paulis

25 ottobre 1998: Porto Ferro - Le torri costiere.

8 novembre 1998: La miniera di Calabona.

15 novembre 1998. Bonorva - S. Andrea Priu - Rebeccu - Fonte "Su Lomarzu" - S. Nicola di Trullas.

22 novembre 1998: Port Agra- Punta Giglio

Dal 2 al 7 gennaio 1999: VIAGGIO IN SICILIA

24 gennaio 1999: Ipogeo di Maria Pia - Nuraghe Taulera - Necropoli di Cuguttu

7 febbraio 1999: Tomba di giganti di Laccanu o Laccaneddu (Villanova Monteleone)    

7 marzo 1999: Strada sterrata da Villanova al mare.

28 febbraio 1999: Argentiera.

 14 marzo 1999: Nuraghe Appiu  

21 marzo 1999: Mesu 'e Montes   ( Ossi - necropoli)

28 marzo 1999: Sa Coveccada     (Mores - Dolmen)

11 aprile 1999: Suni - Abbazia di S.Maria di Corte - Nuraghe Nuraddeo - Museo etnografico "Ziu Virgiliu"

 1-2 maggio 1999: Giara di Gesturi - Barumini - Orroli - Sardara.

23 maggio 1999: Perfugas - Retablo - Pozzo sacro - Museo Archeologico - Necropoli Murrone.

30 maggio 1999: Arca di Noè.

10 ottobre 1999: Monte Forte (Palmadula)

30 ottobre-2 novembre 1999: VIAGGIO A MALTA

16 gennaio 2000: Chiesetta campestre di S. Leonardo di Viddazza (Ittiri)

 30 gennaio 2000: Nostra Signora di Coros (Ittiri)

20 febbraio 2000: Monte Ricciu

27 febbraio 2000: Azienda zootecnica Martinelli (Loc. Carrabbuffas)

12 marzo 2000: Punta Giglio

19 marzo 2000: Villanova, Monte Minerva, Monteleone Roccadoria

26 marzo 2000: Stintino

2 aprile 2000: Sa Coveccada (Mores) Ittireddu

16 aprile 2000: Santa Maria Iscalas (Cossoine)

30 aprile: Arzachena

14 maggio 2000: Laconi

20 maggio 2000: Chiesa di S. Lussorio - Romana

10 dicembre 2000: Llunafras

1-6 gennaio 2001: VIAGGIO IN TUNISIA

14 gennaio 2001: Visita alla mostra "Eldorado" (La Frumentaria-SS)

28 gennaio 2001: Baratz- Porto Ferro

4 febbraio 2001: Tomba dei Giganti Laccaneddu

11 febbraio 2001: cascata "S'istrampu 'e su Segnore"

11 marzo 2001: Porticciolo- Arca di Noè

18 marzo 2001: Capo Marrargiu

25 marzo 2001: Miniere di Calabona

1 aprile 2001: Banari- Santa Maria di Cea

8 aprile 2001: Padria - Chiesa di Santa Giulia - Nuraghe Longu

22 aprile 2001: Villaggio nuragico di Sant'Imbenia

25 aprile 2001: Monte Santo

27 maggio 2001: Porto Ferro

8 febbraio 2004: Monteleone Roccadoria

13 giugno 2004: Luras- Luogosanto

24-25 aprile 2005: Montevecchio - Arbus  - Pscinas  - Gspini -  Ilesias - Fuminimaggiore - Villamassargia - Villaspeciosa

22 maggio 2005: Porto Torres- Antiquarium e San Gavino

29 settembre 2005: Posada -Dorgali  - Serra Orrios  - S'Ena 'e Thomes

 

 LE MOSTRE

Aprile 1997 Torre di San Giovanni: Mostra fotografica sulla presenza degli Ebrei ad Alghero

Aprile 1999  Torre di Porta Terra: Mostra fotografica  "Allusione al Sacro"

LE CONFERENZE

8  aprile 2000  h 19,00  Sala Sari: Il pozzo sacro "La Purissima" con Pietro Alfonso

12 maggio 2001 - Sala Sari: Assetto urbano del centro storico di Alghero nel periodo medievale con Alessandra Carlini

9 giugno 2001 - Sala Convegni di San Francesco: I relitti del porto di Olbia con Rubens D'Oriano ed Edoardo Riccardi

Domenica 2 settembre 2001 h 20,30 Chiostro di San Francesco - La comunità ebraica ad Alghero con Giovanni Oliva e Tonino Budruni

Sabato 28 marzo 2004 h 18,00 Sala dei Convegni di San Francesco: Un Museo ad Alghero con Milanese, Mattone, Macciocco, Rovina, Masia

Venerdì 14 maggio 2004  h 18,00 Sala Sari: I riflessi catalani sull'architettura e l'arte figurativa in Sardegna con Aldo Sari

Sabato 20 giugno 2004  h 18,30 Sala San Francesco: La Massoneria in Sardegna e ad Alghero con il Prof. Murtas e la Prof. Giannella Bilardi

Venerdì 18 marzo 2005  Sala San Francesco: Tutela e conservazione dei monumenti con Stefano Gizzi

Sabato 16 aprile 2005  h 18,30  Sala San Francesco: Archeologia mineraria in Sardegna con Aldo Orrù

Sabato 1 dicembre 2007  h 18,30  Cavall Marì: Archeologia in Catalogna con il prof. Marc Mayer

................................................

Sabato 30 ottobre 2010 h 18 Sala dell'Ufficio del Turismo: Il castello Aragonese di Sassari con l'archeologo Luca Sanna

continua .....................


La Tunisia

Post n°2 pubblicato il 12 Maggio 2010 da tholos1994
 
Tag: Tunisia
Foto di tholos1994

 

 

Viaggio in Tunisia

Ai primi di gennaio 2009 abbiamo fatto il nostro terzo viaggio in Tunisia.

Questa volta avevamo come obiettivo quello di visitare i siti romani. E così abbiamo scoperto le città romane con grandi edifici costruiti sotto terra per proteggersi dal caldo. Lo splendore dei mosaici e l'estensione delle case ci hanno dato la misura di come la civiltà romana riuscisse a provvedersi del massimo comfort anche in territori lontani dall'Urbe.

E ancora una volta per noi sardi si è riproposto il legame con una terra che ci ha profondamente segnato nel periodo preromano quando sulle nostre coste nascevano le prime città puniche.

 
 
 

Chi siamo

Post n°1 pubblicato il 06 Maggio 2010 da tholos1994
 
Foto di tholos1994

 CHI SIAMO

Siamo un gruppo di appassionati di archeologia, storia e cultura in generale e del territorio algherese e sardo in particolare.

Nel 1994 abiamo costituito l'Associazione "Tholos" con l'intento principale di attivare la creazione di un Museo in città.

Inoltre l'Associazione ha lo scopo di valorizzare, tutelare e diffondere la conoscenza del patrimonio storico, culturale, archeologico, naturalistico, etnografico ed artistico della città di Alghero e del suo territorio.

In tutti questi anni abbiamo portato avanti una serie di iniziative che hanno dato la possibilità a soci e simpatizzanti di partecipare a conferenze, di effettuare visite a siti archeologici e storici, di recarsi a vedere mostre storiche ed artistiche in ambito regionale, previa adeguata documentazione.

 

CHE COSA ABBIAMO FATTO 

La nostra attività è iniziata nel 1994 e da allora abbiamo organizzato escursioni nel territorio algherese alla scoperta di siti poco frequentati ma di estremo interesse.

Nel corso degli anni abbiamo organizzato numerose conferenze che hanno permesso a soci e simpatizzanti di approfondire le conoscenze e le problematiche del settore.

Nell'ultimo anno ci siamo occupati degli scavi che hanno interessato l'area adiacente la chiesa di San Michele nel centro storico di Alghero, nota come "Lu Qualtè" (Il Quartiere). L'archeologo Marco Milanese ha riportato alla luce un cimitero utilizzato dal XIII al XVII secolo. Sono state ritrovate 272 tombe con oltre 600 scheletri ed è dunque uno dei più importanti cimiteri medievali italiani sino ad ora documentati. La Tholos ha organizzato una conferenza con Marco Milanese che ha esaurientemente illustrato i risultati del suo lavoro fin qui svolto nel sito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 





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